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Le malattie delle gengive e la gravidanza

letto 9404 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

La salute orale è sempre importante, ma lo diventa ancora di più durante la gravidanza. Numerosi nuovi studi sembrano infatti indicare che le donne incinte affette da una malattia parodontale hanno una probabilità sette volte maggiore di dare alla luce un bambino prematuro o troppo piccolo.

Con l’obiettivo di chiarire i possibili meccanismi sottostanti l’associazione tra malattia parodontale e parto prematuro, Bobetsis, Barros e Offenbacher (JADA, 137) hanno condotto una revisione degli studi sugli effetti dell’infezione con patogeni parodontali in funzione di parametri quali la crescita fetale, le anomalie placentari strutturali e la salute neonatale. A partire dalla prima osservazione (1996) di una possibile associazione tra malattia parodontale materna e parto prematuro/sottopeso neonatale sono stati condotti moltissimi studi. Nell’ultimo decennio la comunità scientifica ha mostrato un interesse crescente nel determinare se la malattia parodontale è associata alle complicazioni in gravidanza. In parte, questa preoccupazione deriva dal fatto che nonostante i progressi nella cura prenatale e l’accresciuta informazione sanitaria le complicazioni ostetriche rappresentano ancora oggi un rilevante problema sanitario in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, per esempio, circa il 12% delle gravidanze termina in un parto prematuro (gestazione che dura meno di 37 settimane). I bambini prematuri sono piccoli e immaturi, fattori che contribuiscono all’aumentato rischio di malattia e morte neonatale. I neonati possono anche essere troppo piccoli rispetto all’età gestazionale, condizione che si definisce come un peso neonatale inferiore del decimo percentile del peso normale per l’età gestazionale considerata. Tuttavia, anche i bambini nati a termine possono soffrire di questa condizione, che in questo caso riflette una crescita e uno sviluppo intrauterini insufficienti. Infine, anche l’aborto spontaneo e la preeclampsia (aumento della pressione sanguigna materna con proteinuria) sono complicazioni ostetriche relativamente comuni. Circa un terzo di tutti i parti pretermine è conseguente alla rottura prematura delle membrane e un altro terzo all’inizio prematuro del travaglio, mentre la percentuale rimanente comprende tutte le altre complicazioni, incluso il travaglio indotto del quale proprio la preeclampsia è la maggiore indicazione.

Gli studi convergono sulla possibile comprensione dell’eziologia (causa) e dei meccanismi delle complicazioni ostetriche che causano la prematurità e l’insufficiente crescita fetale. Non tutti i fattori responsabili sono stati identificati, e più del 25% di tutte le gravidanze con complicazioni non trova una spiegazione. I fattori di rischio noti comprendono il fumo e il consumo di alcolici, l‘origine etnica, il numero di parti, la scarsa lunghezza della cervice uterina, il basso peso materno, l’età materna superiore ai 34 anni o inferiore ai 17, l’elevato stress fisico e psicologico, la sfavorevole condizione socioeconomica e la bassa scolarità, e infine la malnutrizione materna. Le infezioni genitourinarie contribuiscono al parto prematuro in misura del 30-50% di tutti i casi. Queste infezioni interessano aree vicine all’unità feto-placentare e provocano il rilascio di grandi quantità di mediatori infiammatori che scatenano il travaglio prematuro. Ciò non toglie che anche  altre infezioni sistemiche più generalizzate, per esempio le infezioni respiratorie virali o la malaria, possano provocare le stesse conseguenze. I bambini nati prematuri hanno un rischio maggiore di sviluppare disturbi neurologici, respiratori, comportamentali e di apprendimento, oltre a malattie cardiovascolari e anomalie metaboliche.

La malattia parodontale colpisce più del 23% delle donne di età compresa tra i 30 e i 54 anni. In assenza di un’adeguata igiene orale i batteri parodontali si accumulano nei solchi gengivali e formano una struttura organizzata nota come biofilm batterico. Nel film maturo i batteri possiedono un gran numero di fattori di virulenza che provocano la distruzione diretta del tessuto del parodonto o stimolano l’ospite ad attivare una risposta infiammatoria locale (la normale risposta dei tessuti a una stimolazione anomala; se eccessiva, danneggia i tessuti sani circostanti) la quale, benché intesa a eliminare l’infezione, può a sua volta contribuire all’ulteriore perdita delle strutture parodontali. Inoltre, i batteri e i loro fattori di virulenza possono entrare nel flusso sanguigno disseminandosi in tutto l’organismo e scatenando l’induzione di risposte infiammatorie sistemiche e/o di infezioni. La capacità dei patogeni parodontali e dei loro fattori di virulenza di disseminarsi e di indurre nell’ospite risposte infiammatorie locali e sistemiche ha condotto all’ipotesi che la malattia parodontale può avere conseguenze che vanno oltre i tessuti parodontali in sé - ipotesi successivamente confermata da numerosi studi indipendenti.

Nonostante l’esistenza di risultati contraddittori e di potenziali problemi riguardanti altri fattori di rischio incontrollati, la maggior parte degli studi clinici indica una correlazione positiva tra la malattia parodontale e il parto prematuro e ne conferma la plausibilità biologica. Le ricerche più recenti si basano anche su evidenze microbiologiche e immunologiche che rinforzano ulteriormente l’associazione. L’infezione parodontale può condurre all’esposizione placento-fetale, e quando è associata a una risposta infiammatoria del feto può portare al parto prematuro. Infine, i dati derivanti da studi animali suggeriscono la possibilità che le infezioni parodontali materne possano anche avere effetti avversi a lungo termine sullo sviluppo del bambino.

Una ricerca condotta dall’American Academy of Periodontology ha cercato di quantificare la relazione tra malattia parodontale e probabilità di parto prematuro. Il rischio di parto prematuro delle donne gravide con malattia parodontale generalizzata, che cioè riguarda almeno il 30% della cavità orale con perdita di attacco clinico, è molto maggiore di quanto indicato dalle ricerche precedenti. Tuttavia il rischio, seppure più contenuto, riguarda anche donne con solo due siti infetti. Si osservi che le 2000 donne dello studio non presentavano alcun  altro rischio maggiore di parto prematuro: non avevano infezioni genitourinarie, non erano fumatrici o consumatrici abituali di alcolici.

La gravidanza si accompagna a un aumento di entrambi gli ormoni femminili - estrogeno e progesterone - che al terzo trimestre di gestazione raggiungono livelli da 10 a 30 volte maggiori di quelli di un tipico ciclo mestruale. I cambiamenti che avvengono a livello delle gengive comprendono un aumento della cosiddetta gengivite gravidica, la quale in genere si manifesta tra il secondo e il terzo mese di gravidanza e si aggrava progressivamente fino all’ottavo mese per poi regredire con la brusca diminuzione delle secrezioni ormonali. In funzione degli studi, la gengivite gravidica riguarda tra il 35 e il 100% delle donne in gravidanza.

Il più recente studio disponibile, pubblicato nel novembre 2006 nel New England Journal of Medicine, indica che il trattamento non chirurgico della malattia parodontale prima e durante la gravidanza, pur non riducendo la percentuale delle complicazioni ostetriche, è un trattamento sicuro per la gestante e per il suo bambino. Durante la gravidanza, le normali cure odontoiatriche non sono pericolose, al contrario trascurare la salute orale o ritardare cure e trattamenti può mettere a rischio la salute del feto. Per esempio, una carie avanzata o un dente del giudizio incluso possono essere una fonte di infezione che si trasmette al resto dell’organismo, feto compreso.

Le donne che stanno pensando a una gravidanza dovrebbero sottoporsi a controllo odontoiatrico per verificare la propria condizione orale prima di iniziare la gravidanza, mentre quelle che sono già in attesa, se risultano affette da malattia parodontale, possono senza alcun timore sottoporsi alla pulizia sottogengivale e alla levigatura radicolare, due trattamenti non chirurgici associati che servono a rimuovere placca e tartaro dalle sacche parodontali e a levigare la superficie della radice dei denti per rimuovere le tossine batteriche.

giovedì 13 marzo 2008


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