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Mercurio, arsenico e cadmio e i loro effetti sulla gravidanza

letto 7094 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

Nelle nostre case e nei nostri luoghi di lavoro sono presenti più di quattro milioni di composti chimici sui quali è disponibile pochissima informazione, in particolare riguardo ai loro effetti sulla gravidanza. Di alcuni è invece nota la pericolosità. Gli inquinanti ambientali sono più diffusi negli ambienti di lavoro anche se alcuni, presenti nell’aria, nell’acqua, e comunemente impiegati nelle case, non sono privi di conseguenze.

L’esposizione al mercurio durante la gravidanza
Il mercurio è un altro metallo naturalmente presente nell’ambiente, e le donne sono in genere esposte al mercurio soprattutto attraverso il cibo, in particolare il pesce contaminato. Il mercurio penetra nell’ambiente sia da fonti naturali, sia prodotte dall’uomo (inquinamento industriale, ecc.). Il mercurio viene convertito dai batteri in una forma più pericolosa, il metilmercurio, che si accumula nei tessuti adiposi del pesce, e benché tracce di mercurio siano presenti in molti tipi di pesce, la sua maggior concentrazione è presente nei grossi pesci che mangiano altri pesci, come il pescespada e il pescecane.

Molti sono, e sono stati in passato, gli allarmi a riguardo lanciati da enti e istituzioni italiane e internazionali a donne che pianificano la gravidanza, sono già in gravidanza, oppure allattano. Seguendo le raccomandazioni le donne possono trarre tutti i benefici nutrizionali del pesce e dei molluschi riducendo l’esposizione ai pericolosi effetti del mercurio.

I pesci che in particolare contengono la maggior quantità di mercurio sono il pescespada, il pescecane, lo sgombro; quelli che in media ne contengono la minor quantità sono gli scampi, il tonno in scatola, il pesce gatto, il salmone fresco. Il pesce potrebbe inoltre essere contaminato dall’esposizione ai PCB (policlorobifenili), pericolosi per le donne in gravidanza perché aumentano il rischio che il bambino abbia problemi di apprendimento, un quoziente di intelligenza più limitato e sia un neonato di basso peso.

Meno certo è invece se l’esposizione il mercurio elementale, per esempio quello contenuto nei termometri, nelle amalgame dentali per le otturazioni e nelle batterie, pone un rischio in gravidanza. Alcuni studi, peraltro non conclusivi, hanno trovato un aumentato rischio di aborto spontaneo nelle donne impiegate presso gli studi odontoiatrici; è certo invece che le donne che per ragioni professionali vengono a contatto con il mercurio devono prendere tutte le precauzioni adeguate a ridurre la loro esposizione.
 
L’arsenico e il cadmio sono altri due metalli pericolosi per le donne gravide; essi entrano nell’ambiente in modo naturale, per esempio durante gli incendi di boschi e foreste, e attraverso l’attività umana, per esempio le miniere e la combustione di carburanti fossili e di rifiuti.

L’arsenico è un veleno molto conosciuto, e le quantità minime normalmente presenti nell’ambiente non sono, in genere, dannose per il feto; tuttavia, alcune donne possono essere esposte a livelli più elevati, ed essere perciò a maggior rischio. Molti studi mostrano che le donne che lavorano o vivono nei pressi di una fonderia hanno un rischio aumentato di aborto spontaneo o di partorire un bambino nato morto. Le donne che vivono nelle aree rurali dove i fertilizzanti contenenti arsenico, ora proibiti, erano impiegati sui raccolti, o che abitano in prossimità di aree di smaltimento di rifiuti pericolosi o di inceneritori possono essere esposte a livelli di arsenico più elevati del normale. In questi casi è utile bere esclusivamente acqua confezionata (e non quella del rubinetto), ed evitare contatti con il terreno. L’arsenico viene inoltre impiegato in alcune lavorazioni del legname, e si sprigiona nell’aria attraverso le polveri. Chiunque lavori con l’arsenico – nella produzione dei semiconduttori, nelle fonderie, negli erbicidi – deve evitare di introdurre l’arsenico in casa attraverso i vestiti; sarà perciò opportuno cambiarsi completamente quando si lascia il luogo di lavoro.

Riguardo al cadmio esistono dei sospetti in ambiente scientifico, infatti più di uno studio suggerisce che il metallo danneggia la placenta e influisce negativamente sul peso del feto. Il cadmio è presente in molti ambienti di lavoro, per esempio nella costruzione dei semiconduttori, nelle saldature, nella ceramica e nell’industria delle vernici. Le fonti domestiche di cadmio sono rappresentate dai fungicidi che contengono cloruro di cadmio, da alcune tinture per i tessuti, dalle vernici per ceramica e vetro e da alcuni fertilizzanti.

giovedì 13 marzo 2008


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