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La sindrome feto alcolica

letto 8286 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

La sindrome feto alcolica è un handicap permanente provocato dall'esposizione dell'embrione e del feto agli alcolici durante la gravidanza. L'abuso di alcolici durante la gravidanza è infatti la prima causa di ritardo mentale di origine non genetica.

La sindrome feto alcolica (Fetal Alcohol Syndrome o FAS) si connota per un insieme di anomalie facciali e fisiche specifiche quali microcefalia (ridotta dimensione del cranio), ridotta apertura degli occhi (che sembrano per questa ragione troppo spaziati), sottigliezza del labbro superiore, malformazione degli organi interni come reni, cuore, e di altre regioni del corpo quali il palato, le articolazioni, le dita, le unghie,  ma soprattutto di anomalie cerebrali, in quanto il cervello è l'organo più colpito da questa sindrome. Poiché le anomalie facciali tendono a diminuire con la crescita del bambino, la sindrome feto alcolica, che è cronica, tende a diventare un handicap invisibile, ma non per questo meno grave.

Alle malformazioni morfologiche si accompagnano sempre debolezza del sistema immunitario e ritardi dello sviluppo fisico prima e dopo la nascita (peso insufficiente, altezza al di sotto della norma), anche se l'apporto nutritivo è corretto. Le disfunzioni del sistema nervoso centrale come deficit intellettuale, ritardo generalizzato dello sviluppo (camminare, parlare, masticare, deglutire…), problemi di apprendimento, alterazioni del giudizio, ipersensibilità sensoriale ai suoni, alla luce, ai gusti, deficit dell'attenzione, e così via, sono altre caratteristiche classiche di questa sindrome, alle quali si possono accompagnare, con il tempo, problemi di comportamento quali iperattività, opposizione, perseveranza ostinata, e così via.

Il Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics ha pubblicato una ricerca basata su una serie di interviste rivolte a personale curante e a persone vicine a 415 pazienti affetti da FAS, di età compresa tra 6 e 51 anni. Come atteso, lo studio conferma che i soggetti colpiti da FAS o FAE si confrontano nella vita a molti problemi sociali gravi come comportamenti sessuali inadeguati, alcolismo, abuso di sostanze, incarcerazione per varie ragioni. Tuttavia, gli studiosi hanno rilevato che i bambini che ricevono una diagnosi precoce e provengono da un ambiente familiare stabile hanno una probabilità quattro volte più bassa di diventare soggetti socialmente problematici: "questi bambini possono riuscire nella vita, ma hanno bisogni particolari. E' necessario che la comunità ne sia consapevole". La diagnosi precoce e la conseguente tempestività della terapia rendono questi bambini capaci di rispondere meglio alle sensazioni, di imparare criteri di comportamento adeguati all'ambiente e di controllare le emozioni volatili, suggeriscono i docenti di psichiatria e scienze comportamentali Streissguth e Barr della University of Michigan, autori dello studio, che consigliano anche di considerare la FAS o la FAE come possibilità quando i bambini piccoli mostrano problemi correlati alla memoria, all'attenzione o al comportamento. Altri due studi recentissimi condotti dal Vancouver Coastal Health Research Institute indicano che l'esercizio fisico può effettivamente riparare i danni cerebrali provocati dalla FASD (Fetal Alcohol Spectrum Disorders), mentre in uno studio separato i ricercatori della University of British Columbia hanno scoperto che i cuccioli di ratti ingravidati in laboratorio e nutriti con alcol etilico miglioravano la loro capacità di eseguire compiti prestabiliti dopo aver corso su una ruota; uno studio condotto successivamente è stato in grado di dimostrare che dopo l'esercizio fisico, nei ratti affetti da sindrome alcolica si formavano nuove cellule cerebrali.

Che cosa significa "FASD"?  FASD, o Fetal Alcohol Spectrum Disorders, è un termine generico che descrive collettivamente la gamma di effetti che si possono presentare in un individuo la cui madre ha assunto alcolici durante la gravidanza. Questi effetti possono comprende incapacità fisiche, mentali, comportamentali e cognitive con implicazioni che durano per tutta la vita. Il termine FASD non è inteso a fini di diagnosi clinica, ma si riferisce a condizioni come la sindrome feto alcolica (FAS), gli effetti feto alcolici (FAE), le disabilità neurocomportamentali correlabili all'alcol (ARND, Alcohol-related Neurodevelopmental Disorder), e le malformazioni congenite correlabili all'alcol (ARBD, Alcohol-related Birth Defects).

Un bambino può avere un viso del tutto normale, ma poiché è stato esposto all'alcol durante la gravidanza presenta tratti neurologici che provocheranno problemi del tutto simili a quelli di un bambino con la sindrome (disturbi dell'apprendimento, deficit dell'attenzione, ecc.); si parla in questo caso di FAE (Fetal Alcoholic Effects o effetti dell'alcol sul feto), più difficile da rilevare rispetto alla FAS, il che rende la situazione di questi bambini particolarmente tragica perché l'intervento rischia di essere tardivo e quindi meno efficace.

Questa sindrome, poco nota alle future mamme, ha quindi delle conseguenze davvero drammatiche: malformazioni craniofacciali, ritardo nella crescita, deficit comportamentali e cognitivi. I rischi di malformazione sono maggiori durante il primo trimestre di gravidanza, ma anche nel secondo e terzo trimestre l'alcol prosegue con le sue sinistre devastazioni e può essere responsabile di un ritardo della crescita o perfino di un parto prematuro. L'alcol esercita infatti un effetto tossico sui neuroni e può provocare alterazioni dello sviluppo psicomotorio, con disturbi del comportamento e deficit intellettuale.

Non sempre le conseguenze dell'assunzione di alcolici durante la gravidanza sono così tragiche, tuttavia i recenti studi evidenziano una diminuzione del quoziente intellettuale da 5 a 7 punti nei bambini le cui madri bevevano durante la gravidanza almeno 2 o 3 bicchieri di alcolici. Un recente ha consentito di seguire i bambini fino all'età di 14 anni e mostra che questi giovani incontrano quasi sempre problemi di memorizzazione e di apprendimento. Tutti questi drammi possono essere evitati prescrivendo in toto il consumo di alcolici in gravidanza. In effetti, le bevitrici regolari non sono le sole a far assumere al loro bambino dei rischi aggiuntivi: anche una donna che non consuma regolarmente alcolici ma occasionalmente ne fa uso in maniera eccessiva procura danni molto seri al bambino che porta in grembo. L'alcol attraversa infatti con grande agio la barriera placentare e le concentrazioni di etanolo nel liquido amniotico raggiungono valori simili a quelli misurati nel sangue materno.

Un nuovo test rileva la sindrome feto alcolica nei neonati
I ricercatori hanno trovato un nuovo metodo per rilevare quanti bambini sono esposti all'alcol nel grembo materno e perciò sono soggetti al rischio di sviluppare un danno cerebrale permanente (FASD, Fetal Alcohol Spectrum Disorder). Lo studio è stato reso pubblico durante l'incontro annuale della American Society for Clinical Pharmacology and Therapeutics a Orlando, Florida. In passato l'unico modo di misurare l'esposizione fetale all'alcol consisteva nel chiedere alle donne quanti alcolici bevevano durante la gravidanza, e di conseguenza l'accuratezza degli studi dipendeva dalla loro sincerità. Oggi è invece disponibile un test oggettivo che misura l'alcol contenuto nelle prime secrezioni fetali, note col nome di meconio. Un'indagine condotta su 800 neonati nella regione dell'Ontario, in Canada, ha consentito di rilevare che il numero di donne forti bevitrici di alcolici anche durante la gravidanza era ben 10 volte superiore a quello riscontrato con le interviste. L'autore dello studio, il dr. Gideon Koren, sottolinea che "un test positivo significa che la madre ha bevuto pesantemente e ha un problema di alcolismo. Questo genere di risultati non si ottiene con uno o due drinks".

I pericoli connessi all'esposizione prenatale all'alcol sono noti dall'antichità, ma solo verso la fine del ventesimo secolo i ricercatori europei e successivamente quelli americani si sono davvero interessati alla questione. Le prime ricerche sono iniziate in Europa, più precisamente in Inghilterra e soprattutto in Francia. Nel 1968, il docente francese Paul Lemoine fu il primo a descrivere le caratteristiche specifiche dei bambini affetti da FAS. Qualche anno più tardi i ricercatori americani Smith e Jones ripresero i lavori di Lemoine e furono i primi ad attribuire alla sindrome un nome, FAS o Fetal Alcohol Syndrome, che negli Stati Uniti sostituì quella impiegata fino allora, cioè FLK (Funny Looking Kids, o "bambini dall'aspetto strano"). Da allora, le ricerche non si sono mai interrotte e proseguono in tutto il mondo.

giovedì 13 marzo 2008


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