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Le complicanze placentari

letto 39962 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

La placenta, che si forma pochi giorni dopo il concepimento, è l’organo tondeggiante e piatto che fornisce l’ossigeno e il nutrimento al feto e rimuove dal suo sangue i rifiuti che vengono poi eliminati attraverso i reni della gestante. La placenta è attaccata alle pareti dell’utero e al cordone ombelicale fetale e forma in tal modo una connessione vitale tra la madre e il suo bimbo.

Questo piccolo organo, del peso al parto di circa mezzo chilo, contribuisce anche a proteggere il feto dalle infezioni e dalle sostanze potenzialmente pericolose anche se non è un filtro perfetto, e non sempre è in grado di distinguere le sostanze nocive da quelle che non lo sono. Per questa ragione si raccomanda alle gestanti di evitare l’assunzione di tutte le sostanze potenzialmente dannose quali l’alcol, il fumo di sigaretta, i supplementi a base di erbe, gli stupefacenti.

La placenta è costituita dalle stesse cellule presenti nel feto e si attacca alle pareti dell’utero. Il cordone ombelicale del feto si forma sul lato della placenta che gli è più vicino, e nella maggior parte dei casi la placenta si forma e cresce nel modo corretto. Tuttavia, talvolta la placenta non si sviluppa in modo adeguato, ha nell’utero una posizione scorretta, oppure non funziona come dovrebbe. Può essere troppo spessa o troppo sottile, può collegarsi in modo anomalo al cordone ombelicale o alle membrane fetali, può essere danneggiata da infezioni o coaguli. I più diffusi problemi placentari - distacco della placenta, placenta previa e placenta accreta - rientrano tra le più comuni complicanze della seconda metà della gravidanza.

Con la nascita del bambino la placenta esaurisce la sua funzione e viene di solito espulsa a pochi minuti di distanza dal neonato. Viene esaminata dal medico per verificarne la completezza ed escludere che parti di essa siano rimaste all’interno del corpo della madre. Se il neonato presenta problemi quali un’infezione o una crescita troppo lenta la placenta può essere sottoposta a ulteriori indagini che aiutano a identificare la causa del problema.

Placenta previa
All’inizio della gravidanza la placenta si può impiantare nella parte più bassa dell’utero, ma mano a mano che questo aumenta di dimensione, in genere tende a spostarsi verso l’alto, lontano dall’apertura dell’utero (la cervice). Se questo movimento non avviene la cervice può essere bloccata, una condizione nota come placenta previa: la placenta si distacca dalla parte più bassa dell’utero mentre la cervice inizia ad aprirsi in preparazione al travaglio, provocando una grave emorragia vaginale.

Nella condizione nota come placenta previa la placenta si impianta infatti al di sopra o in prossimità dell’orifizio uterino interno, ricoprendolo completamente (placenta previa totale) o parzialmente (placenta previa parziale), o invadendolo (impianto basso o placenta previa marginale).

La placenta previa è la principale causa di emorragia nel terzo trimestre di gravidanza e riguarda 5 gravidanze su 1.000. La sua incidenza è tre volte maggiore nelle donne di 30 o più anni rispetto alle donne di 20 anni o più giovani, ed è più elevata nelle donne che hanno già avuto altri parti, in quelle che presentano anomalie dell’utero (per esempio un fibroma) che ostacolano il normale impianto placentare, nelle fumatrici e nelle consumatrici di cocaina. Il più elevato fattore di rischio per lo sviluppo della placenta previa nella gravidanza successiva è rappresentato da un taglio cesareo precedente con incisione trasversa uterina bassa. Durante la gravidanza, un’ecografia iniziale può evidenziare un impianto basso della placenta o una placenta previa, tuttavia nella maggior parte dei casi (ca. il 90%), una placenta previa diagnosticata ecograficamente durante il secondo trimestre si risolve spontaneamente alla fine della gravidanza. Se invece la condizione non si risolve e si protrae fino alla fine della gravidanza, è possibile che sia richiesto il ricovero con monitoraggio continuo fino al parto. Il taglio cesareo è raccomandato per quasi tutte le donne con questa condizione.

Distacco prematuro della placenta (abruptio placentae)
Di parla di distacco prematuro quando la placenta, normalmente impiantata, si separa dall’utero prima del parto e si forma, tra placenta e miometrio (la parte muscolare dell’utero), un ematoma. Questa condizione riguarda tra lo 0.6 e l’1% (0.4-3.5% secondo altri autori) di tutte le gravidanze e tutti i gradi di distacco - dal distacco minimo di qualche millimetro al distacco completo. L’abruptio placentae è una condizione grave in quanto il distacco della placenta può privare il feto dell’ossigeno e dei nutrienti e provocare nella madre una emorragia potenzialmente fatale. Quasi sempre il distacco avviene durante il terzo trimestre di gravidanza, la sua causa è ignota ma la condizione è associata all’ipertensione, alle malattie cardiovascolari o reumatoidi e all’assunzione di cocaina e al fumo di sigaretta durante la gravidanza. Il principale segno del distacco della placenta è l’emorragia, la diagnosi è ecografica. In funzione della gravità della situazione e dell’età del feto si può anticipare il parto oppure ritardarlo. 

Placenta accreta, increta e percreta
In una gravidanza normale la placenta si attacca alle pareti uterine lontano dalla cervice e si distacca dall’utero dopo il parto. Si definisce invece accreta la placenta che si attacca troppo profondamente e saldamente alle pareti dell’utero, increta la placenta che si attacca ancora più a fondo nella parete uterina, e infine percreta la placenta che si attacca attraverso l’utero talvolta estendendosi fino agli organi vicini, per esempio la vescica. In tutte queste condizioni la placenta invade il miometrio in una zona nella quale la decidua basale, la parte dell’endometrio con la quale il feto è attaccato all’utero, è ridotta o assente. A seconda degli autori questa condizione riguarda tra 1 e 5 gravidanze ogni 2.500, in ogni caso provoca una grave emorragia vaginale durante il terzo trimestre di gravidanza e spesso esita in un parto prematuro. Poiché la placenta non si può separare facilmente dalle pareti dell’utero alle quali aderisce in maniera patologica anche dopo il parto, spesso è necessario rimuoverla chirurgicamente, talvolta effettuando un’isterectomia (rimozione dell’utero) anche se esistono altre procedure chirurgiche più conservative. Tra i fattori di rischio si trovano la storia di una precedente placenta previa, l’aver già avuto altri parti, precedenti parti cesarei, endometriti. La diagnosi ecografica può dare un elevato numero di falsi positivi.

giovedì 13 marzo 2008


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