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AIDS, la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita

letto 5767 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

In collaborazione con LILA

Un semplice prelievo del sangue per proteggere se stessi e gli altri. Con Lega Italiana lotta all'AIDS.

Chi deve sottoporsi a questo test?
Chiunque pensi di aver tenuto un comportamento a rischio, o di potersi essere infettato
. Raccomandiamo di sottoporsi al test in questi casi:

  • si è fatto uso di stupefacenti per via endovenosa, o si ha un partner che lo ha fatto
  • si è già contratta un'altra malattia a trasmissione sessuale
  • si è praticato sesso non protetto con una persona che non si conosce o che può aver tenuto comportamenti sessuali a rischio
  • si è in gravidanza, o si sta pianificando una gravidanza

L'infezione è trasmissibile per contatto diretto con liquidi biologici infetti che devono trovare una porta di accesso nell'organismo di una persona sana (ferite, lesioni). Gli unici liquidi biologici dell'organismo umano in grado di trasmettere l'infezione sono sangue, sperma, secrezioni vaginali e latte materno.

L'infezione da HIV si trasmette in tre modi:

  • Per via sessuale, sia omosessuale che eterosessuale
    Il virus è presente nello sperma e nelle secrezioni vaginali quindi ogni rapporto sessuale non protetto è potenzialmente a rischio di infezione.
  • Per via ematica
    (scambio di siringhe, utilizzo in comune di oggetti taglienti quali rasoi, forbicine, strumenti per la manicure/pedicure, esecuzione di tatuaggi e piercing con strumenti non sterilizzati, ecc.)
  • Per via verticale
    (dalla madre al figlio durante la gravidanza, al momento del parto o durante l'allattamento). La possibilità che questo avvenga si riduce fortemente se la madre è in terapia con antiretrovirali, fino ad essere meno del 2%. Il bambino non avendo anticorpi propri eredita gli anticorpi della madre, quindi può nascere sieropositivo, ma non avere il virus. In questo caso il bambino ritornerà sieronegativo durante i primi mesi di vita. Studi recenti dimostrano una notevole riduzione di casi di trasmissione dell'HIV nel caso in cui la madre sia sottoposta ad idonea terapia durante la gravidanza e partorisca con parto cesareo.

Quando va eseguito il test dopo un presunto comportamento a rischio?
È possibile sottoporsi a un primo test già a tre mesi di distanza dal rapporto a rischio, la cui attendibilità è del 90% circa. Nel caso in cui il centro screening a cui ci si rivolge abbia in dotazione kit di ultima generazione, è possibile sottoporsi al test in tempi più brevi (8/10 settimane). Per ottenere un risultato certo e definitivo è comunque necessario che siano trascorsi i sei mesi del periodo finestra, come indicato dalle linee guida dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Trascorsi sei mesi dal comportamento a rischio, quindi, è bene risottoporsi al test.

Quando è utile sottoporsi a questo test?
Prepararsi mentalmente a sottoporsi a un test HIV, specialmente se si ritiene di essere a rischio, non è un compito facile: il test ricerca le tracce dell'anticorpo del virus HIV, quello che causa la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), per la quale non esistono ancora cure risolutive. Se hai tenuto un comportamento a rischio o pianifichi una gravidanza, ignorare il problema non lo farà scomparire, e se scoprirai di essere infetto la rilevazione precoce può evitarti di trasmettere il virus al tuo partner o ad altre persone. Sapere se sei sieropositivo è l'unica risorsa esistente per accedere ai trattamenti medici che prolungano la vita e ne migliorano la qualità.

Capire i risultati del test
L'unico modo per accertare se si è entrati in contatto con il virus HIV è quello di sottoporsi ad un test specifico. Il test ELISA (Enzime Linked Immuno Sorbent Assay) che è quello comunemente utilizzato per accertare l'infezione e che garantisce il più elevato grado di attendibilità e affidabilità, non indica la presenza del virus ma degli anticorpi specifici che il nostro sistema immunitario ha sviluppato dopo il contatto col virus HIV. Gli anticorpi diventano rilevabili da questo test dopo circa 8/10 settimane dal momento del contagio. Il periodo che intercorre dal momento del contagio alla rilevabilità di anticorpi da parte del test è detto periodo finestra, e può durare in alcuni casi fino a sei mesi. Un persona che risulta positiva al test ELISA, viene sottoposta al test di conferma chiamato Western Blot.

Il test PCR (Polymerase Chain Reaction) è un test che attraverso una tecnica di amplificazione molecolare di quantità molto piccole di Rna o Dna è in grado di rilevare la presenza del virus HIV nel sangue. È un test complesso e costoso e con un livello di attendibilità diagnostica inferiore al test ELISA.

Quando si è sieropositivi?
Quando viene rilevata, attraverso un prelievo di sangue, la presenza di anticorpi specifici per l'HIV. L'esame in questione è chiamato ELISA ed è un test anticorpale: va a ricercare direttamente gli anticorpi anti-HIV che si formano a seguito dell'infezione. I tempi per la formazione degli anticorpi variano da persona a persona. Si è però determinato un "tempo massimo" dopo il quale un individuo contagiato dall'HIV ha certamente prodotto gli anticorpi specifici - un periodo trascorso il quale, quindi, è possibile avere un esito certo del test. Questo "tempo" è detto periodo finestra ed è stimato in sei mesi, secondo le indicazioni dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Il test è anonimo?
Il test è anonimo nel caso in cui ci si rivolga a particolari centri - i cosiddetti centri screening - in cui non vengono richiesti né documenti di identità, né la tessera sanitaria. Per conoscere quali sono i centri screening, è possibile telefonare alle associazioni che si occupano di HIV/AIDS.  Se invece, ci si rivolge a un normale ospedale o a un laboratorio di analisi cliniche, bisogna dare i propri documenti personali/esibire la tessera sanitaria.  Il risultato del test può essere comunicato esclusivamente alla persona interessata.  C'è una legge specifica (Legge 135/1990) che vieta la divulgazione dello stato sierologico di una persona a terzi.  La Legge 135/90 rafforza quella sulla privacy, che tutela più in generale la sfera personale di ogni individuo.

Il test è gratuito?
Il test è gratuito nei centri screening sopra citati.  Nel caso in cui, invece, ci si rivolga a un ospedale o a un laboratorio di analisi cliniche, si deve pagare il ticket dietro presentazione della tessera sanitaria, oppure l'intero costo dell'esame se ci si rivolge a un centro privato.

venerdì 14 marzo 2008


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