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I gruppi di auto-aiuto nei casi di infertilità

letto 8843 volte | autore: Tatiana De Santis, psicologa (vai al curriculum)

         

Alcune coppie che stanno affrontando il non facile percorso della Riproduzione Assistita ci dicono che apprezzerebbero un sostegno psicologico e soprattutto la possibilità di incontrare altre coppie con le quali dialogare e scambiare esperienze ed emozioni. I gruppi di auto-aiuto servono proprio a questo.

Un numero sempre maggiore di studi sostiene la stretta connessione nella sterilità tra l’aspetto organico e quello psicologico; nessuna funzione dell’organismo umano è infatti così carica di contenuti emozionali e simbolici come quella riproduttiva.

La coppia che inizia una terapia per sottoporsi ad una tecnica di Procreazione Medica Assistita entra, prima che in uno spazio tecnico medico, in uno spazio emotivo in cui si sente diversa.

Sensazioni di rabbia, vergogna, paura, invidia, impotenza, prorompono già al momento della diagnosi, ma queste stesse emozioni si acuiscono durante l’itinerario terapeutico, al momento dell’attesa dei risultati o del fallimento della tecnica alla quale la coppia è stata sottoposta.

I gruppi di auto-aiuto

Per offrire un aiuto autentico e duraturo alle coppie che affrontano il lungo iter della Procreazione Medica Assistita, si propone la possibilità di partecipare a dei gruppi di sostegno. I gruppi di auto-aiuto sono composti da coppie o dai singoli membri della coppia che, condotti e sostenuti dalla psico-sessuologa, sentono la necessità di condividere ed elaborare le loro difficoltà insieme a persone con problemi simili.

Nei gruppi il fatto di confrontarsi con gli altri, di ascoltare storie simili non solo nei fatti, ma soprattutto nelle emozioni vissute, aiuta le coppie e gli individui a smentire quel senso di unicità che li ha incastrati fino a quel momento.

Condividere intimamente, spesso per la prima volta nella propria vita, i dettagli delle proprie difficoltà a concepire e il conseguente senso di inadeguatezza, rabbia, delusione, porta a sperimentare un senso di sollievo insito nella sensazione di non sentirsi più soli. Di fronte alla complessità dei vissuti degli altri partecipanti del gruppo, sarà possibile per la coppia che magari sta iniziando il percorso, non solo prevedere la ricchezza, ma anche la difficoltà dell’impresa.

Nasce così un mutuo sostegno tra le coppie del gruppo attraverso incoraggiamenti, consigli, intuizioni tale da riattivare nel singolo quelle risorse individuali necessarie per superare l’esperienza dolorosa vissuta.

Per la sua stessa struttura, il gruppo fa si che i partecipanti capiscano che parlare aiuta, diminuisce il senso di isolamento, ci si sente di aiuto agli altri; è un’esperienza forte, che permette di vivere i rapporti interpersonali caratterizzati da calore umano, da uno scambio comunicativo su base emotiva e di condivisione.

All’interno del gruppo è possibile lavorare e stimolare contemporaneamente, e in modo caratteristico, i tre livelli dell’esperienza delle persone: quello emotivo-affettivo, quello cognitivo e quello esistenziale.

Il livello emotivo-affettivo: se un contesto relazionale è caratterizzato da calore e affetto viene ad essere facilitato sia il processo dello “sciogliersi” di modalità rigide e inadeguate di organizzare l’esperienza personale, sia il processo relativo allo strutturare e all’acquisire atteggiamenti e comportamenti profondi stabili.

Il livello cognitivo: si rende possibile una ricca e diversificata circolazione di esperienze, modi di pensare che si traducono nella opportunità di ampliare i confini della propria esperienza e delle proprie prospettive. Per mezzo del feedback vengono acquisite informazioni significative riguardanti il modo di essere e di comportarsi di ognuno, attraverso le esperienze altrui vengono ricavati modi diversi di vivere e di affrontare le esperienze problematiche. In questo modo viene ad essere favorita una maggiore complessificazione e articolazione delle strutture cognitive.

Il livello esistenziale: i processi di scambio affettivo e cognitivo nel loro complesso fungono da base per ulteriori potenziali processi di rinforzo o di ridefinizione degli orientamenti esistenziali e valoriali

Obiettivi
Gli incontri di gruppo si  propongono i seguenti obiettivi:

  • Sostenere la coppia durante l’iter terapeutico per contenere:
    • l’alto livello di stress dovuto agli esami medici;
    • l’aumento del senso di inadeguatezza;
    • l’innescarsi del processo d’autosvalutazione;
    • l’aumento delle difficoltà sessuali preesistenti o l’emergenza di nuovi sintomi.
    • Attivare nella coppia un’elaborazione adeguata e costruttiva della propria condizione di sterilità attraverso:
    • la separazione del senso d’identità personale da quello di maternità/paternità;
    • la riscoperta di una sessualità mirata all’intimità di coppia.
  • Aiutare gli individui a essere consapevoli che è importante non lasciarsi andare alla depressione e non premettere alla sterilità di invadere completamente l’esistenza.
  • Far accettare le componenti emotive come parte della sterilità. Prepararli ad affrontare la rabbia, la depressione e l’ansia che affioreranno. Non lasciarsi spaventare da queste emozioni. Si ha bisogno risentirsi autorizzati a provare certi sentimenti e ad esprimere quello che si sente. Accettare queste emozioni come parte integrante della condizione di sterilità.
  • Pianificare le strategie di difesa: si possono progettare e “provare” i comportamenti di difesa da adottare in caso di particolari avvenimenti e occasioni che possono essere fonte di dolore (battesimo, feste di bambini….);
  • Cambiare in positivo i pensieri negativi;
  • Strategie di rilassamento: rilassarsi non aiuta ad ottenere una gravidanza, ma aiuta la coppia ad affrontare il problema. Uno dei modi più semplici per rilassarsi è  imparare tecniche specifiche di respirazione.

lunedì 17 marzo 2008


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