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La coppia a prova di provetta

letto 5334 volte | autore: Anna Fata, psicologa (vai al curriculum)

         

Come vivono le coppie la procreazione medicalmente assistita? La PMA è un passaggio che rende più forti le coppie con una buona intesa e mette a dura prova quelle già fragili. Ma quante coppie sono abbastanza solide per resistere all'attesa?

 

Durante i cicli di FIV, la fecondazione in vitro, alcune coppie interrompono i rapporti sessuali per inaugurare un periodo di vero e proprio "riposo". Talvolta sfinite da mesi di rapporti sessuali obbligatori prescritti a date fisse, sottoposte a esami tra i quali alcuni sono particolarmente intrusivi, per alcune coppie il passaggio terminale può rappresentare la fine di una serie di "violazioni" fisiche e psicologiche. Non tutte le coppie sono forti abbastanza per mettere la giusta distanza tra i cicli di fecondazione e la vita amorosa. Talvolta la scomparsa del desiderio segna la fine dell'amore ed è una buona scusa per rompere il rapporto, per questo nei centri si informano sempre i pazienti che un eventuale calo nella libido è una conseguenza normale dei trattamenti per la fecondazione assistita, e si invitano le coppie ad avere pazienza, tolleranza e a evitare le decisioni affrettate.

I figli : sempre meno numerosi, sempre più desiderati
Anche se le donne hanno meno figli di una volta, il loro desiderio di averne è molto più forte che in passato, intendono il ruolo materno come una vera e propria trasformazione della loro identità, provano un desiderio più intenso di un figlio se sono in coppia, se amano il futuro padre e se si sentono amate, e tendono a sentirsi investite di una enorme responsabilità psicologica e affettiva nei riguardi dei figli.

Altre coppie si spezzano al fallimento del primo tentativo di fecondazione artificiale, e numerosi studi indicano che il 30% degli aspiranti genitori non si ripresenta più. Soprattutto nel caso dell'infertilità inspiegata, la fecondazione in vitro ha il valore di ultima diagnosi, si scopre chi è il responsabile dell'infertilità della coppia e le reazioni, in questo caso, possono anche essere estreme.

La fertilità inspiegata
Costituisce circa il 18% di tutte le cause di infertilità e significa che nonostante tutte le indagini diagnostiche eseguite non si è riusciti a trovare elementi che facciano capire le ragioni dell'infertilità. Ciononostante esistono terapie in grado di affrontare anche questa condizione. Prevenire i disturbi della riproduzione sarebbe la scelta migliore. Mentre però sulle cause conosciute di infertilità si può influire tempestivamente mettendo in pratica alcune regole semplici, su quelle ignote, che sono molte, non è così semplice. È necessario anche d'altra parte prestare attenzione all'età della donna; non bisogna ritardare troppo l'epoca di concepimento di un figlio perché anche le terapie migliori possono, con l'età più avanzata, avere scarso successo.

In particolare gli uomini tendono a confondere la fertilità con la virilità, ma anche il risentimento femminile nei confronti del partner infertile può essere virulento, soprattutto perché è pur sempre la donna ad addossarsi tutti i trattamenti. Accade così che dopo la tolleranza e la pazienza mostrate all'inizio, le donne diventino aggressive e i rapporti di coppia si degradino.

Le statistiche mostrano che dopo i 35 anni le probabilità di concepire per una donna diminuiscono in maniera considerevole, un dato che i ginecologi non si stancano mai di ripetere alle proprie pazienti. Tuttavia, questa pressione può generare un effetto perverso che provoca nelle donne una preoccupazione molto sfavorevole alla fertilità. Ossessionate dal timore di perdere tempo, alcune donne affrontano il trattamento in maniera meccanica, quasi con disperazione.
 
E' inutile nasconderlo, la procreazione assistita invade la vita di coppia e non è raro assistere a separazioni e rotture. Alcuni aspiranti genitori si orientano verso l'adozione, un percorso non necessariamente più facile. Naturalmente, quando il trattamento ha successo e la coppia concepisce un bambino, tutte le prove più ardue vengono dimenticate. I genitori non vogliono più sentir parlare di medici e di cure…

Quando la provetta fallisce
Molti casi di infertilità possono essere trattati con successo con le terapie classiche, mediche o chirurgiche, ma anche se le percentuali di riuscita sono in costante aumento, può succedere che il trattamento non riesca. Rinunciare all'idea di avere un figlio può diventare allora molto difficile. Al giorno d'oggi tutto sembra possibile o quasi, che l'infertilità sia maschile o femminile, nella maggioranza dei casi si può trattare. Tuttavia, le tecniche di fecondazione possono anche dare esito negativo, per questo ai pazienti bisogna sì parlare di mezzi e strumenti ma senza mai dimenticare i possibili fallimenti.

Se infatti l'infertilità può mettere a dura prova l'equilibrio della coppia e di ciascuno dei suoi componenti, l'annuncio della fine dei trattamenti è un momento ancora più particolare. Il lutto della maternità biologica è uno stato psicologico molto penoso, legato da una parte alla perdita della capacità di generare, e dall'altra alla perdita di un progetto familiare. Questa realtà impone di rinunciare al bambino sperato, un processo psichico che non si prescrive e non si decide. Il lutto della fertilità può avvenire oppure no, oppure avvenire in modo incompleto, ma in qualunque caso è un processo lungo che richiede tempo. La questione si gioca in termini squisitamente individuali, così il tempo richiesto sarà diverso in funzione delle persone e delle coppie.

Per alcune coppie il bambino fa parte di un'ideale di vita, di una famiglia da creare, mentre per altre un figlio è un autentico bisogno. In questo caso la vita senza figli non è degna di essere vissuta. La donna che sperimenta questa situazione vivrà l'eventuale fallimento della fecondazione assistita con grande difficoltà. Quando la gravidanza rappresenta il trionfo della femminilità, rinunciare a questa realizzazione è molto critico. Le donne possono provare un sentimento profondo di mancanza, di inferiorità, sentirsi incomplete come se fosse stata rapita la loro fecondità. In rapporto a un lutto di questo genere entreranno in gioco molti elementi variabili, come la personalità, la struttura psichica, la storia precedente, la qualità della relazione di coppia, ciò che il figlio rappresenta per ciascun partner, il sostegno o l'assenza di sostegno da parte di chi circonda la coppia. Il processo del lutto sarà invece facilitato per le coppie che hanno conservato, al di là del desiderio intenso di avere un figlio, altri centri di interesse nella vita. Per alcuni, la fase del lutto può essere assimilata a una depressione, con perdita di energia vitale e disinteresse per ciò che era ritenuto di valore in precedenza. Ci si può sentire allora stanchi, demotivati, irritabili e tentati a ripiegarsi su se stessi. E' normale, ma non fatale. Ancora una volta, si tratta di sfumature, e le variazioni possono essere significative.

In termini psicologici è quasi impossibile prepararsi a un fallimento, ma d'altro canto è spesso utile per la coppia il fatto di poterne parlare anticipandolo, prima di cominciare i trattamenti e durante il loro svolgimento. Discuterne apertamente aiuta a evocare i diversi piccoli scacchi spesso inerenti al trattamento e a integrare molte rinunce, come quella alla fertilità naturale che si credeva di avere. Allora il peso del fallimento definitivo, anche se resta doloroso, può essere meno schiacciante. Anche rivolgersi ai centri per l'adozione può essere un modo positivo di rinunciare alla maternità materializzando la rinuncia alla filiazione biologica, ma non al bambino

lunedì 17 marzo 2008


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