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La terapia psicologica nell'infertilità di coppia

letto 6278 volte | autore: Alessandro Ceschini, psicologo (vai al curriculum)

         

Perché avere un figlio, diventare genitore, è così importante?

Anzi potremmo affermare che è proprio la nascita di un figlio a istituire la famiglia, proprio per­ché la sua specificità risiede nell’essere genitori, e nel progettare di esserlo.

Gli studi più recenti segnalano che in Italia quasi il 20% delle coppie presenta problemi di infertilità, e di queste circa un sesto ha una diagnosi di sterilità "sine causa" o idio­patica (si tratta di quella forma di infertilità sine causa, inspiegata, per la quale non si è identificata la causa dopo tutte le indagini diagnostiche che normalmente si eseguono nell’infertilità di coppia). Nella maggior parte dei casi il desiderio di avere un figlio è così forte che ogni anno diecimila coppie si rivolgono a uno dei 258 centri pubblici e privati autorizzati per ricorrere alla fecondazione assistita.

Sterilità: solo una malattia del corpo o anche una malattia dei sentimenti?
Sulla base di queste premesse ci sembra importante chiederci se la sterilità è una malattia, nel senso biologico più stretto – e quindi da curare solo con le nuove tecnologie procreative - o se si tratta invece di una malattia dei sentimenti e delle relazioni, le cui cure devono essere affidate anche a strumenti diversi da quelli della Medicina della Riproduzione. La sterilità è un antichissimo tabù, che ha attraversato tutte le culture e tutte le epoche storiche trovando formulazioni e ri­sposte diverse in tempi e culture differenti. Mentre nelle società agricole il modello di filiazione era strumentale e la ferti­lità dipendeva più da scelte naturali che culturali, nella nostra società a fertilità controllata il modello è prevalentemente narcisistico: scopo ultimo del bambino è valorizzare e gratificare i genitori, promuovendone la stabilità emotiva e l’autorealizzione.

Capire per curare
Eppure, proprio questa tendenza delle coppie occidentali si sposa con una crescente domanda di trattamenti per la sterilità: da quando si può programmare e pianificare una na­scita, sono aumentati i casi di sterilità. Sembra quasi che gli equilibri psichici stentino a tenere il passo con le conquiste sociali, e più avanza la civiltà e il suo progresso, più aumenta quello che Freud chiamava "il disagio della civiltà"; perciò non dobbiamo stupirci se oggi si tende a curare non tanto il corpo sterile, ma direttamente il figlio. L'inter­vento psicologico appare allora lo strumento ideale per analiz­zare tutto quello che si nasconde dietro il progetto di avere un figlio, e per far emergere le domande e le richieste che la persona po­ne al bambino che progetta o spera di generare. Questa prima mossa, che imposta la cura, è al tempo stesso un'indicazione etica: più che soddisfare con immedia­tezza un desiderio, diventando complici delle dinamiche onnipotenti della coppia, sarebbe utile mettere a fuoco i nodi irrisolti che interferiscono con il conce­pimento: che cosa ha portato gli aspiranti genitori a desiderare un bambino proprio adesso, quanto è condiviso questo desiderio, e come viene vissuto?

Solo l’analisi della storia della coppia e delle sue vicissitudini, insieme a quella personale dei suoi componenti, può far emergere i significati nascosti di questa voglia di avere un figlio, e solo così il bambino reale, quello che la coppia spera di far nascere, può riconciliarsi con quello immaginario tanto sognato e desiderato. Il progetto di avere un figlio può allora trasformarsi da ostacolo, dovere, esame o tentativo (chissè se questa sarà la volta buona…) in un desiderio naturale condiviso da entrambi i partner. Insomma, come suggerivano i nostri antenati greci, il bambino si plasma prima nella psiche dei genitori, e poi nel loro corpo.

Il corpo e la mente
Al sintomo della sterilità deve venire concesso un luogo in cui pensarlo, prima che curarlo, perché troppo spesso quello che crediamo di volere è in conflitto con quello che davvero vogliamo. Per esempio possiamo credere di volere un bambino mentre la cosa non ci convince affatto, e la conflittualità tra le due dimensioni può scatenare il sintomo. Proprio perché le origini dell’infertilità possono essere di natura esclusivamente psichica, anche se nella maggior parte le sue cause sono insieme organiche e psichiche, non si può affidare il trattamento dell’infecondità unicamente alla procreazione medicalmente assistita. Corpo e psiche sono indiscindibili, e il sintomo che si installa nel corpo lo prova incontrovertibilmente: nonostante i trattamenti medici vi sono situazioni di sterilità molto resistenti, anche in assenza di cause organiche, come se al desiderio dichia­rato di volere un bambino si opponesse una controvo­lontà che si rifiuta di assecondarlo.

Fatti e cifre
Secondo l'autorevole Harvard Medical School, metà delle donne che ricorre alla fecondazione assistita non ne ha bisogno. Sottoponendo a psicoterapia 174 donne in­fertili, oltre che depresse da lungo tempo, si è osserva­to che passata la depressione più del 50% di loro è rimasta incinta. Questi risultati, in perfetta sintonia con quelli osservati nella nostra esperienza professio­nale, dovrebbero far riflettere chi, attraverso l'assisten­za medica, si incarica di forzare l'impedimento, o più spesso l'incognita, che rende la coppia sterile. E questa forzatura, quando eventualmente funziona, non è co­munque un buon auspicio né per i genitori, né per il bambino futuro. In sintonia con il pensiero di Marie M. Chatel, autri­ce de Il disagio della procreazione, molte delle attuali situazioni di sterilità ci appaiono come sintomi di ritor­no, cioè come sintomi che rispondono al tentativo di pa­droneggiare il concepimento: un bambino non nasce solamente perché lo si vuole o lo si desidera, e il perché di una gravidanza resta comunque nel suo fondo enig­matico. Oggi le donne sono lasciate sole, uniche arbitre della responsabilità o meno di una nascita. È una solitudine che non trova appigli in un apparato simbolico che è sempre più traballante, dove procreazione e affiliazione, maternità e paternità sono funzioni sempre più difficili da definire. Ecco perché è necessario un intervento che garantisca alle coppie sterili un percorso psicologico che restituisca alla cura del sintomo la giusta dimensione, attraverso un proces­so terapeutico di maturazione e rielaborazione delle proprie esperienze e dei propri desideri.

lunedì 17 marzo 2008


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