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...Di quell’amor, quell’amor che palpitò, croce e delizia... ovvero Antropologia dei gesti amore

letto 9614 volte | autore: Amilcare Spinapolice, specialista in ginecologia e ostetricia (vai al curriculum)

         

La quotidianità nasconde sia per i gruppi, che per i singoli, tracce del nostro passato, segni impercettibili, di un processo evolutivo, da sempre attivo e sempre in continua trasformazione. I nostri comportamenti, le nostre reazioni, l’atteggiamento verso lo straniero, un folla di fans , o di tifosi allo stadio, ripete senza saperlo rituali antichi quanto l’umanizzazione. Noi abitualmente compiamo dei gesti,  e tutti i gesti convenzionali, sono la ripetizione reiterata di un messaggio.  Intendiamo per "convenzionali" i gesti comuni ai più e la cui interpretazione è univoca, per questo convenzionale. Per esempio muovere la mano alzandola all'altezza del viso quando ci si lascia è una forma di saluto confidenziale, serrare le mascelle stringendo i pugni, rimanda senza dubbio ad un sentimento di rabbia Lo stesso vale per altre forme di comunicazione convenzionale anche più complesse. L'atto comunicativo in questo modo definisce una intenzione circoscritta ad un solo rimando.

La nascita dei gesti convenzionali ha consentito la conservazione di una forma primordiale "eziologica" del messaggio che ha ricevuto successivamente infrastrutture culturali senza perdere il primitivo significato. La nostra  definizione di “etiologia dei gesti,” esprime la  teoria che esiste un nesso evolutivo per l’inizio di un comportamento o di una gestualità, che assume in seguito forme più complesse, ma che è riconducibile a comportamenti primordiali successivamente evoluti  Questa opinione non è stata condivisa da tutti. Margaret Mead, e gli altri “antropologi del bisogno” per esempio, sostengono la non universalità del significato dei gesti che noi abbiamo chiamato convenzionali. La "querelle" culturale è antica, parte dal lavoro di Darwin "L'espressione delle emozioni”, sulla universalità dell'espressività facciale come prova della evoluzione. Noi riteniamo che il lavoro dell'autore inglese illumini maggiormente non solo la teoria della evoluzione, ormai, a nostro avviso  inconfutabile, ma spieghi anche l’evoluzione sociale e culturale. Spesso si dimentica l’aspetto biologico che precede ogni qualsivoglia forma di sovrapposizione culturale. Prima la fisiologia “deinde” la filosofia, il perfetto funzionamento dei neuroni e della funzionalità ti consente tutte le altre attività. Per questo motivo i gesti convenzionali hanno una valenza oltre ogni sovrastruttura culturale . Questa significazione va ricercata al momento del passaggio dalla fase biologica pre - umana, a quella ricca di significati culturali propri della forma organizzata e sociale. Dice molto bene Canetti in "Massa e Potere" che le forme comunicative del comando e la "spina" che le attiva, sono la reiterazione del primo comando ricevuto in assoluto: il “ruggito dei leone" che annunciandone  la presenza imponeva la fuga o la morte. Obbedire ad un comando equivale, quindi, ad obbedire al proprio istinto di sopravvivenza grazie alla sublimazione culturale del biologico istinto di fuga. Molti dei nostri gesti convenzionali sono "spie" di questo passaggio, noi abbiamo delimitato il nostro studio ai gesti d’amore. La gestualità dell'approccio sessuale e della seduzione ha un suo codice ben preciso come già sottolineato da Ronald Barthes, in “Frammenti di un discorso amoroso”, codici che sono il risultato del processo di sovrapposizione culturale che nel corso del tempo li ha stratificati, Vale a dire dedicare una serenata al chiaro di luna, come si faceva prima, o un disco alla radio locale, come avviene oggi, ha lo stesso significato in un diverso contesto storico e/o sociale. Noi vogliamo considerarne, invece l'aspetto antropologico. Il “primum movens" è segnato in due  tappe del processo evolutivo che hanno caratterizzato la specie umana: la perdita dell'estro da parte della femmina dell'uomo,.e il bipedismo.

Essi sono alla base non solo alla nascita della sessualità, ma anche dei processi culturali. Vediamo come e perché.

Analizziamo per prima i cambiamenti fisici: bipedismo, e sviluppo  anatomico dei bacino. I principali cambiamenti di comportamento legati alla evoluzione della postura sono legati all'uso degli arti superiori a scopi diversi dalla deambulazione. Poter usufruire delle mani, ha consentito la nascita dei manufatti dei primi artefizi, ma anche della possibilità di usare il tatto a scopo di conoscenza e a scopo di comunicazione. Significa, la nascita delle carezze, dell’esplorazione tattile dell’altro, dà la possibilità di manifestare unione, prendersi per mano, ad esempio,aprire le braccia per “accogliere l’altro” Una conseguenza ulteriore del bipedismo,  è la possibilità di avere rapporti sessuali in posizioni diverse, fatto che ha sviluppato varie gestualità di approccio e di seduzione. Il cambiamento più importante è stato senza dubbio la perdita  dell’ ”estro”: mutazione che ha coinvolto la genitalità e quindi la riproduzione della specie. La perdita dell'estro implica due cose importantissime: La scissione della funzione riproduttrice dalla genitalità ,nascita  della sessualità, ed inoltre nella prima fase del processo di umanizzazione, la perdita dei nesso sessualità-fecondazione.

Tutto ciò è alla base dello sviluppo della cultura, con i processi di interpretazione dei misteri legati al ciclo nascita morte, nascono i miti, le religioni la cultura. La perdita del nesso estro- copula, fa evolvere la specie umana, che può così avere rapporti al di fuori della necessità biologica riproduttiva. Questo cambiamento non è di poco conto, basta pensare alla resistenza verso la pillola anticoncezionale.  La posizione  cattolica del rifiuto dei presidi contraccettivi, in realtà riporta, la specie umana in fase pre evolutiva, tutti dovrebbero accoppiarsi solo per la riproduzione. Per secoli, è stato peccato avere rapporti con la propria moglie, se questa era notoriamente sterile, per secoli … sono state sterili solo le donne . Torniamo all’”etiologia dei gesti”   Il processo di umanizzazione si evolve dopo questo evento, poiché per poter sopravvivere, la specie ha dovuto adeguarsi sostituendo i messaggi biologici con  "sinonimi culturali".

Vale a dire l'estro si annunciava con segnali biologici: perdite ematiche, iperpigmentazione dei genitali, emissione di ormoni che lasciavano identificare la femmina in "calore", di contro il maschio compiva tutta una serie di gestualità che avevano il compito di comunicare non solo la propria disponibilità, ma anche la propria "valentia", per essere prescelto per la copula. Persi questi segnali, ma avendo acquisito l'uso delle mani, della voce e la possibilità di copulare in maniera diversa, i nostri progenitori inventarono quelli che abbiamo già definito i sinonimi culturali.  Secondo alcuni autori, in questa fase dell’evoluzione nascono i belletti. Pare, secondo questi ricercatori, che le nostre antenate, durante la fase dell’estro fossero particolarmente accudite dai maschi, che procuravano loro maggiori porzioni di cibo,  le femmine svilupparono  la possibilità di rendere iperemici i genitali, per attirare i maschi e ricevere… attenzioni e …cibo. Nasce così la seduzione, da questo momento in poi tutti i gesti d'amore i riti, i ritmi, ogni moto legato all'amore saranno per sempre la “reiterazione sinonimica” del primitivo messaggio biologico di disponibilità genitale, da parte della femmina, e di capacità riproduttiva da parte del maschio Oggi la disponibilità e la valentia sono legate ad altre manifestazioni, ma secondo recenti statistiche le donne scelgono ancora  in funzione, della capacità riproduttiva del maschio, perché il bisogno di riprodursi, anche se nascosto è la prima necessità biologica. Nonostante un era ipercomplessa, ipertecnologica, post moderna, si continuano a produrre tonnellate di baci di cioccolata, a mandare rose rosse, e ascrivere canzoni al chiaro di luna, anche se sappiamo bene che questa altro non è che un insieme roccioso di valli e crateri, senza alcuna attrattiva romantica. L'universalità di questi messaggeri culturali, la loro identica significazione sotto ogni latitudine sono la prova dell'ancestrale bisogno che ogni volta si verifica e come, per magia ogni volta è sempre la prima volta. Ogni volta quei gesti ristabiliscono i codici e ripetono la disponibilità all' unione.

Pensateci e soffrite insieme a me quando sentite il ragazzotto che con “aria ganza” chiede agli amici: “Che si fa, si acchiappa stasera?” Darwin, l'evoluzione, Eva, la seduzione, Catullo, Saffo, Dante, gli stilnovisti, Werter ed i suoi dolori, i Ronald Barthes, e i suoi codici, Paolo e Francesca, i lucchetti dei paninari, tutto questo riassunto in che si fa si acchiappa?

lunedì 12 maggio 2008


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