Alcuni tipi di tumore possono compromettere la qualità dello sperma anche prima dell’inizio di qualsiasi trattamento. Si stima per esempio che in circa il 40% degli uomini con linfoma di Hodgkin e in circa il 50% di quelli con cancro testicolare il numero degli spermatozoi sia patologicamente basso al momento della diagnosi di tumore.
Chemioterapia e fertilità
È molto difficile prevedere quali uomini diventeranno infertili a causa di un trattamento chemioterapico, in quanto gli effetti dipendono non solo dalla tipologia dei chemioterapici sommistrati e dal loro dosaggio cumulativo, ma anche dalla fertilità prima della chemioterapia e dall’influenza del cancro in sé. Il dosaggio chemioterapico è una determinante significativa del danno potenziale: più elevato il dosaggio totale, più aumenta il danno alle cellule che formano gli spermatozoi.
La combinazione di alcuni chemioterapici tra di loro può provocare l’infertilità anche a dosaggi totali inferiori. In particolare, alcuni di questi farmaci hanno una maggiore probabilità di causare l’azoospermia (l’assenza di spermatozoi nell’eiaculato) rispetto ad altri. La funzionalità delle cellule di Leydig, indispensabile per la produzione del testosterone e per una normale attività sessuale, è invece molto più resistente agli effetti del trattamento e raramente viene compromessa dalla sola chemioterapia. Negli ultimi 15 anni sono stati sviluppati molti nuovi chemioterapici e terapie biologiche i cui effetti sulla fertilità non sono ancora noti.
In alcuni casi l’azoospermia o la oligospermia (bassa quantità di spermatozoi nell’eiaculato) sono condizioni temporanee, e la produzione di spermatozoi (spermatogenesi) riprende spontaneamente nei mesi o negli anni successivi alla terapia. Il danno che la chemioterapia può provocare alla struttura genetica degli spermatozoi viene riparato dall’organismo nel giro di due anni, secondo le stime delle ultime ricerche, ed è questa la ragione per la quale si suggerisce agli uomini sottoposti a chemioterapia di aspettare almeno due anni prima di pensare a un figlio.
La chemioterapia agisce distruggendo le cellule tumorali, che sono cellule in divisione rapida. Molte cellule dell’organismo si dividono rapidamente, per esempio quelle che rivestono il tratto gastrointestinale, i follicoli dei capelli e le cellule germinali (spermatozoi e ovuli). Queste cellule diventano bersagli primari della chemioterapia, con l’effetto collaterale tipico correlato alla loro distruzione, come per esempio la diarrea, la perdita dei capelli, l’infertilità.
Radioterapia e fertilità
Il tipo e la dimensione del cancro determinano l’area del corpo che deve essere irradiata e il dosaggio delle radiazioni. La probabilità di infertilità dopo chemioterapia dipende dal dosaggio, dalla protezione, e dal frazionamento della dose. Dosaggi anche molto bassi possono ridurre la quantità di spermatozoi presenti nell’eiaculato, mentre dosaggi più elevati possono produrre infertilità permanente. Le cellule di Leydig sono meno sensibili agli effetti dannosi della radioterapia, e la loro funzionalità resta normale anche dopo esposizione o trattamento con dosaggi inferiori a 2400cGy. Il danno primario ai testicoli ha luogo a seguito della radioterapia mirata direttamente ai testicoli o alle aree immediatamente circostanti, perché le spermatogonie, le cellule che formano gli spermatozoi, sono molto sensibili agli effetti della radioterapia e dosaggi anche molto bassi possono causare danni irreversibili. Il danno secondario o fallimento testicolare indiretto dei testicoli può seguire una radioterapia al cervello a causa di un possibile danneggiamento della ghiandola pituitaria, responsabile del rilascio degli ormoni indispensabili per l’attività sessuale. Un danno a questa ghiandola produce infatti una riduzione dei valori degli ormoni luteinizzante (LH) e follicolostimolante (FSH), necessari per la formazione degli spermatozoi e la produzione di testosterone, e ha come risultato l’infertilità.
Chirurgia e fertilità
Se il cancro necessita della rimozione di entrambi i testicoli la fertilità è compromessa in quanto l’organismo non è più in grado di produrre spermatozoi. La chirurgia della prostata, della vescica, dell’uretra e più raramente del colon può invece produrre una condizione nota come eiaculazione retrograda, che pur non essendo pericolosa, può compromettere la fertilità.