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Il corpo e le sue rappresentazioni (La caduta della foglia di fico)

letto 5124 volte | autore: Amilcare Spinapolice, specialista in ginecologia e ostetricia (vai al curriculum)

         

E’ indubbio che dopo Copernico, Darwin con la sua teoria ha apportato la più sconvolgente delle innovazioni culturali, non  a caso il fisiologo tedesco Dubois- Rejmod, lo definì “Il Copernico del mondo organico".

Con Darwin, cade la foglia di fico di Eva, e con essa l’idea del mitico Eden. L’umanità si ritrova sconcertata, che fare del serpente? E della disobbedienza? Nessuno ha il coraggio di dire ad Adamo che dal suo costato non è mancato mai niente. Forse la perdita del Paradiso  è stata decisa altrove…o chissà, la buona borghesia dell’epoca si interroga sgomenta.: “che fare? sarà mai vero, se è vero però, meglio non dirlo in giro.” Quel Charles ha tolto all’uomo l’unica vera foglia di fico: la convinzione di essere il figlio prediletto di un Padre troppo importante, a cui per riconoscenza aveva  dedicato una pratica  nuova: la religione.

Con la sua opera “L’origine della specie”, pubblicato in prima edizione nel 1859, Darwin ha aperto nuove frontiere  del sapere scientifico, facendo assurgere la biologia a perno di ogni sapere scientifico, dimostrando che ontologicamente ogni agire è iscritto nella potenzialità della biologia. Questo mutamento comporta un nuovo statuto del corpo, non più monolite legato alla considerazione fideistica, ma organismo biologicamente e psicologicamente in continua mutazione.

Il corpo è una vera “tabula rasa” dove pensieri e azioni si iscrivono e si rimuovono in una continuo trasformarsi. Tutte le principali teorie della conoscenza riconoscono come fatto inconfutabile che il Sé si costituisce originariamente grazie a esperienze corporee. Lo stesso Freud, sia in “Io ed Es”, sia nei “Tre saggi sulla teoria sessuale” esprime la convinzione che il rapporto di ciascun individuo con il proprio corpo rimane fondamentale per tutta l’esistenza. Significa che il corpo in ogni momento riassume in sé la  sua storia e può riattivare conflitti e angosce che ripetono situazioni del passato sebbene inserite in nuovo contesto.

Il bambino apprende lo schema corporeo fin dalle primissime fasi, e ha come premessa insostituibile l’esperienza sensoriale nella sua dinamicità. Si può sicuramente affermare che lo schema corporeo, costituito da esperienze somatiche specifiche con proprio riferimento anatomo cerebrale, rappresenta il fondamento della identità e si colloca alla base della coscienza del sé.

Il corpo è la nostra prima manifestazione di comunicazione, e a parte la gestualità, molte altre forme di espressione avvengono attraverso il corpo, utilizzandolo come un vero e proprio “medium”. I canoni della bellezza vengono espressi attraverso le forme che il corpo può assumere. Per i popoli precolombiani, per esempio, lo strabismo è un  valore estetico importante, per cui ai bambini, fin dalla più tenera età, per far convergere lo sguardo viene applicato sulla testa un copricapo che lascia pendere una pallina tra gli occhi che fa deviare lo sguardo per ottenere l’effetto desiderato.

In nuova  Guinea il popolo Ibitoe ha  in uso di far indossare ai giovani una cintura così stretta da ottenere un “vitino di vespa”, tanto che deve distinguere, in maniera evidente, il tronco dal resto del corpo. Una “vita” così è indice di particolare bellezza, e i maschi che hanno queste caratteristiche sono particolarmente ricercati. Lo stesso vale per i tatuaggi, utilizzati in ogni forma dalla quasi totalità dei popoli  sin dagli albori della umanizzazione; essi indicano appartenenza, esprimono coraggio, e anche la clitoridectomia, al di là di ogni giusta critica, è una pratica corporale che comunica una appartenenza e purtroppo una sudditanza.

I tatuaggi sono stati ripresi dai nostri giovani che ne hanno fatto una moda,  lo stesso peercing  è una pratica corporea, che comunica appartenenza, tutte ci dicono che il  corpo è utilizzato per comunicare proprio come un foglio,  perché ci appartiene. Questo presupposto culturale è stato dilatato tanto  che ci sono artisti che hanno scelto  il proprio corpo come “materia” da plasmare.

Nasce così alla fine degli anni sessanta la Body Art, corrente artistica che ha rivoluzionato il modo di pensare l’arte, in cui per esprime un emozione, manifestare una condizione, non si usa una trasformazione o una interpretazione di realtà esterne, ma il proprio corpo. Capofila della “body art” è l’artista francese Orlan, che si è sottoposta dal 1964, a una seri e di interventi di chirurgia estetica  allo scopo di “deformattare” il proprio corpo.Lei è la principale interprete europea di quello che  è stata anche definita  “l’arte carnale”. Le sue operazioni chirurgiche sono mirate a ottenere una ridifinizione facciale e corporale diversa, la ricerca di una metamorfosi surreale, in cui il vero e il verosimile si sovrappongono, diventano una sola cosa, dove l’irrealtà incontra la realtà per creare una nuova verità.

Il cambiamento fisico deciso in maniera cruenta  diventa così  un pensiero che si fa forma, ma forma fuori dagli schemi, facendo diventare “verbo” la carne. In questo modo il monolitismo corporeo derivato dalla tradizione cristiana viene completamente rivoltato. Questo concetto di proprietà del proprio corpo ha antropologicamente dei limiti, il nostro corpo è sì il nostro indice di inserzione alla realtà, ma è anche l’estraneo a noi più vicino.

Quando noi diciamo ”il mio corpo” affermiamo contemporaneamente due cose: un possesso e una estraneità. Il possesso sottolineato dall’aggettivo mio stabilisce la proprietà, l’indiscutibile appartenenza, ma  proprio questa affermazione sottolinea l’estraneità del corpo stesso. Quando noi asseriamo prendo il mio fazzoletto, affermiamo che quell’oggetto ci appartiene ma è fuori di noi, oppure: vedo il mio braccio significa che vedo fuori una cosa che mi appartiene. Vogliamo dimostrare che ontologicamente mio è diverso da io. La funzione cognitiva precede quella oggettiva. La funzione cognitiva esprime le categorie, la realtà oggettiva le descrive. Questo per dire che il viaggio non deve essere solo intorno al corpo, ma dentro noi stessi, ed è come sappiamo l’ispezione più difficile e a volte dolorosa. Darwin ha aperto la conoscenza a nuove dimostrabili verità, poi anche di lui hanno abusato facendo lo diventare il titolo di una banale trasmissione TV, poverino! Ciao Darwin… non ci fare caso, va così.

venerdì 27 giugno 2008


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