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ICSI, la microiniezione di spermatozoi

letto 49390 volte | autore: Sebastiana Pappalardo, biologa (vai al curriculum)

         

Ultima nata (1992) tra le tecniche di procreazione assistita, l’Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi ha rapidamente dimostrato la sua stupefacente efficacia.

L’Iniezione IintraCitoplasmatica di Spermatozoi o ICSI (IntraCytoplasmatic Sperm Injection) è una procedura di micromanipolazione degli spermatozoi sviluppata per aiutare le coppie infertili che si sottopongono a Fecondazione in Vitro (IVF) a causa di un’infertilità maschile.

L’ICSI consiste nell’iniettare un singolo spermatozoo, accuratamente scelto per le sue caratteristiche, direttamente nel citoplasma dell’uovo maturo (oocita) attraverso un sottile ago di vetro (pipetta). Questa tecnica di Fecondazione Assistita aumenta la probabilità di fecondazione quando sono presenti nell’uomo anomalie nel numero, nella qualità o nella funzionalità degli spermatozoi. In genere, la ICSI non ha buone percentuali di successo quando viene invece impiegata per trattare i fallimenti della fecondazione dovuti soprattutto a scarsa qualità dell’uovo.

L’ICSI per caso
L’ICSI è il frutto del caso o dell’errore di un biologo. I ricercatori stavano tentando di valutare i benefici dell’avvicinamento diretto degli spermatozoi con la membrana dell’ovocita all’interno di una tecnica poco efficace chiamata SUZY (Subzonal Insemination), che dovrebbe far ottenere una fecondazione con sperma in origine non fecondante. Durante una delle manipolazioni, un biologo ha fatto penetrare uno spermatozoo nel citoplasma dell’ovulo, e da questa manipolazione accidentale nel 1992 è nato un bambino. Questo metodo ha conosciuto un crescente successo negli ultimi anni, e rappresenta da solo più del 35% di tutti i metodi di fecondazione assistita nel mondo. L’ICSI consente di ottenere la gravidanza in coppie infertili per cause maschili per le quali in precedenza non esisteva alcuna soluzione medica a eccezione del dono di sperma, e inoltre le percentuali di successo sono più elevate per un’ICSI che per una FIVET tradizionale. Secondo gli studi dell’Università di Bruxelles la percentuale di riuscita dell’ICSI è maggiore del 33% per tentativo se la donna ha meno di 37 anni, facendo raggiungere la gravidanza fino all’80% delle coppie affette da sterilità maschile.

Sono numerose le anomalie del liquido seminale che possono provocare l’infertilità maschile o l’ipofertilità: l’eiaculato può non contenere alcuno spermatozoo (azoospermia), può contenerne in concentrazioni troppo esigue (oligospermia), può contenere spermatozoi poco mobili (asternospermia) oppure grandi percentuali di spermatozoi dalla forma anomala (teratospermia). Possono inoltre essere presenti anomalie funzionali che impediscono allo spermatozoo di legarsi e di fecondare l’ovocita.

Indicazioni per la ICSI
- quantità molto esigua di spermatozoi mobili
- teratospermia grave
- compromessa capacità degli spermatozoi di legarsi e di penetrare l’ovocita
- presenza di anticorpi antisperma identificati come causa dell’infertilità
- fallimento ripetuto della fecondazione con i metodi tradizionali della Fecondazione in Vitro
- ridotte quantità e qualità di spermatozoi congelati
- ostruzione irreparabile del tratto riproduttivo maschile. In questo caso lo sperma può essere ottenuto dall’epididimo (epididymal sperm aspiration o MESA)  o dai testicoli (testicularsperm aspiration o TESA).

La fecondazione avviene nel 50-80% degli ovociti trattati, dei quali una piccola percentuale può essere danneggiata dalla stessa ICSI: l’uovo fecondato può non dividersi, oppure l’embrione può arrestare il suo sviluppo a uno stadio troppo precoce. Nei pazienti più giovani la ICSI dà i migliori risultati, mentre fattori quali la scarsa qualità delle uova e l’età materna avanzata possono diminuire le probabilità di successo della procedura.

Iniezione intracitoplasmatica (ICSI)

lunedì 22 settembre 2008


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