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La crioconservazione degli ovociti

letto 18907 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

La crioconservazione degli ovociti è una procedura offerta alle donne per due ragioni: (1) conservare la fertilità anche quando è necessario sottoporsi a terapie antitumorali; (2) disporre di una riserva ovocitaria utilizzabile per ripetere la Fecondazione Assistita senza dover ricorrere a una nuova stimolazione ovarica.

Con la crioconservazione è possibile conservare un numero indefinito di ovociti che possono essere resi disponibili in qualunque momento per iniziare una procedura di Fecondazione Assistita, nella quale le uova crioconservate vengono impiegate per iniziare una gravidanza.

La vitrificazione
La vitrificazione - il congelamento ultrarapido degli ovociti - è una tecnica di crioconservazione con altissimi livelli di sopravvivenza che associa a questo vantaggio fondamentale la relativa semplicità e il costo contenuto. In ambito scientifico si ritiene che la vitrificazione rappresenti il futuro della crioconservazione perché “non vi è alcuna circostanza nella quale la crioconservazione con congelamento lento offra un vantaggio sostanziale di alcun tipo in confronto alla vitrificazione. Inoltre, la maggior parte degli studi scientifici pubblicati evidenzia che questo metodo è molto più efficiente e affidabile di qualunque altra versione del congelamento lento” (Fertility Journal).

In condizioni normali la donna produce un uovo maturo ogni 28 giorni, tuttavia la probabilità di una crioconservazione e di una successiva fecondazione con un solo ovocita è molto bassa. Per aumentare le probabilità di sopravvivenza delle uova e la possibilità di fecondarle dopo la crioconservazione, le donne che vogliono accedere a questo servizio si sottopongono a stimolazione ovarica per produrre un maggior numero di ovociti.

Gi ovociti raccolti vengono quindi criopreservati per mezzo di una tecnica chiamata vitrificazione. Il processo di vitrificazione elimina l’acqua normalmente presente all’interno degli ovociti e la sostituisce con speciali soluzioni crioprotettive. Gli ovociti vengono quindi sigillati e crioconservati in azoto liquido a una temperatura bassissima. Il processo di recupero consiste nel riscaldamento delle provette e del loro contenuto e nell’invertire il processo di vitrificazione ponendo gli ovociti in diverse soluzioni che eliminano i criopreservanti e ripristinano il contenuto di acqua degli ovociti.

Utilità della crioconservazione
Numerosi studi scientifici indipendenti confermano ormai che i risultati ottenuti dagli ovociti crioconservati con la tecnica della vitrificazione sono identici a quelli conseguiti con l’impiego di ovociti freschi. Oggi è possibile crioconservare anche gli ovociti, oltre agli spermatozoi, con tassi di gravidanza paragonabili, se non superiori, a quelli degli embrioni. Questa metodica, già disponibile in alcuni centri, può realizzare grandi cambiamenti nel modo di effettuare la Fecondazione Assistita, e in Italia consente di ovviare brillantemente al divieto imposto dalla Legge 40 di crioconservare gli embrioni. Molte donne che producono un numero elevato di ovociti potranno evitare di ripetere interamente il ciclo, se il primo fallisce, senza sottoporsi nuovamente alla stimolazione ormonale e al prelievo ovocitario. Inoltre è possibile crioconservare una grande quantità di ovociti provenienti da donne giovani in tutto il mondo e utilizzarli quando si vuole e in qualsiasi luogo. Infine, una donna che desidera conservare la propria fertilità per ragioni mediche (cure antitumorali) o pratiche (posposizione della gravidanza) potrà farlo prima di avere un partner stabile.

Per iniziare una gravidanza, le uova crioconservate e riscaldate vengono inseminate con la tecnica di microiniezione di spermatozoi (ICSI); se avviene la fecondazione, gli embrioni vengono trasferiti (transfer) nell’utero della donna.

lunedì 29 settembre 2008


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