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Confronto tra visita ginecologica, ecografia transvaginale e risonanza magnetica nella diagnosi dell’endometriosi profonda

letto 26173 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

Tratto da Human Reproduction Vol. 22

L’endometriosi è una delle malattie più frequentemente diagnosticate negli ultimi anni e quindi una delle più studiate in campo ginecologico. E’ una malattia infiammatoria su base ormonale che presenta vari stadi a seconda dell’estensione e della sintomatologia. Può colpire le ovaie, l’utero, il peritoneo, la vescica e l’intestino. Viene detta infiltrante quando si approfonda per più di 5 mm nel peritoneo (membrana che ricopre gli organi pelvici).

Molto importante soprattutto per la sintomatologia e i rapporti sessuali è la localizzazione a livello del setto rettovaginale (spazio tra il retto, l’utero e la parete posteriore della vagina). La sintomatologia più frequente dell’endometriosi è caraterizata da cicli mestruali molto dolorosi(dismenorrea), dolore pelvico cronico, dolore ai rapporti sessuali(dispaurenia) soprattutto per l’infiltrazione del setto rettovaginale e molto frequente è l’infertilità. Spesso le pazienti lamentano dolore e difficoltà alla minzione ed all’evacuazione se colpisce vescica e retto.

Queste infiltrazioni della vagina sia a livello del setto rettovaginale che nella zona vescicovaginale si manifestano come dei noduli duri che possono essere individuati anche con la semplice visita per poi essere confermate dagli esami diagnostici strumentali. Spesso però  non è possibile una diagnosi con semplice visita per cui diventano fondamentali  le tecniche diagnostiche strumentali.

Tra le indagini strumentali la laparoscopia rimane sempre la tecnica principe perché ci consente di effettuare biopsie delle lesioni e quindi di avere una diagnosi certa attraverso l’esame istologico.
Sono stati effettuati molti studi che mettono a confronto le varie tecniche diagnostiche ed in particolare uno effettuato presso l’Università Di San Paolo in Brasile ha messo a confronto Visita ginecologica, Ecografia transvaginale e Risonanza magnetica; fondamentali per una diagnosi preoperatoria.

Sono state considerate 104 pazienti dall’Agosto 2004 all’Ottobre 2006 con età tra i 18 ed i 45 anni.
Riferivano come sintomi dolore mestruale molto intenso, dolore ai rapporti, dolore pelvico cronico sotto forma di senso di peso, infertilità e difficoltà periodica ad urinare ed evacuare. Sono state sottoposte a visita ginecologica, ecografia transvaginale e risonanza magnetica 3 mesi prima dell’intervento di laparoscopia che ha potuto confermare o meno la diagnosi con biopsie (e quindi successivo esame istologico).

La visita ginecologica, eseguita ovviamente sempre dallo stesso medico, ha consentito di sentire noduli e retrazioni dei tessuti vaginali.

L’ecografia transvaginale è stata effettuata per tutte le pazienti sempre dallo stesso ecografista senza che questo sapesse della patologia o fosse informato degli esiti delle precedenti visite. Prima dell’esame le pazienti sono state sottoposte a clistere per eliminare gas ed eventuali residui fecali. Sono stati studiati utero, ovaie, legamenti uterosacrali, colon, vescica e setto rettovaginale ricercando aree ipoecogene.

La risonanza magnetica è stata eseguita dopo iniezione di 1 fiala di Buscopan  im.utile a diminuire la motilità intestinale e dopo riempimento della vagina con 60 ml di gel ultrasonografico che consente una migliore distensione e contrasto della vagina. Le immagini sono state riprese prima e dopo iniezione endovena di mezzo di contrasto (Gadolinio 0,2 mmol/Kg).

Risultati:
L’endometriosi è stata confermata nel 94,2% dei casi(98 su 104 pazienti) tramite esame istologico.
In questi 98 casi sono state individuate ben 196 zone in cui era presente la malattia di cui 67 nel peritoneo, 42 nelle ovaie e le restanti 63 avevano una endometriosi profonda : 54 setto rettosigmoideo (setto rettovaginale), 41 setto retrocervicale e 9 la vescica. Delle tre tecniche diagnostiche prese in esame l’ecografia risulta essere quella migliore. In effetti la sua sensibilità* è stata del 98% e del 95% e la specificità* del 100% e del 98% per i nodi rettosigmoidali e per quelli retrocervicali rispettivamente. Per la Risonanza magnetica la sensibilità era dell’83% e del 76% mentre la specificità era del 98% e del 68%. Per la visita parliamo di 72% e 68% di sensibilità e 54% e 46% di specificità. Possiamo quindi affermare che l’ecografia transvaginale è sicuramente più che fondamentale nella diagnosi preoperatoria e quindi per l’orientamento chirurgico.

* per sensibilità di un test si intende la probabilità di un risultato positivo tra i pazienti affetti, mentre per specificità di un test si intende la probabilità di un risultato negativo tra i pazienti non affetti.

Tratto da Human Reproduction Vol. 22

lunedì 17 novembre 2008


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