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Il tumore del testicolo

letto 9749 volte | autore: Alessandro Giuseppe Littara, medico chirurgo andrologo (vai al curriculum)

         

Il cancro del testicolo è in genere un tumore dell’uomo che ha meno di 40 anni.

Rappresenta l’1% di tutti i tumori maschili (indipendentemente dall’età), e il 30% dei tumori dell’uomo giovane. La prognosi dipende dal tipo istologico, dato che esistono più varietà microscopiche, e dalla diffusione al momento della diagnosi. I tumori detti “germinali” sono i più frequenti::

  • il seminoma (40% di tutti i tumori del testicolo) è un cancro con buona prognosi se la diagnosi è precoce perché è sensibile alla radioterapia, cioè i raggi possono farlo diminuire
  • gli altri tumori germinali sono detti “germinali non seminomatosi”:: il teratocarcinoma (30% dei cancri del testicolo), il carcinoma embrionario (20% dei tumori del testicolo) e il coriocarcinoma, più raro. Questi tumori sono più aggressivi del seminoma, e non sono sensibili alla radioterapia
  • molti tipi di tumori sono spesso associati, si parla allora di tumori misti. I tumori non germinali rappresentano meno del 10% dei tumori del testicolo (tumore di Leydig, di Sertoli…)

L’autoesame dei testicoli
I testicoli devono essere palpati frequentemente, e ogni uomo dovrebbe conoscere perfettamente la loro conformazione per identificare precocemente ogni possibile variazione di forma, consistenza e sensibilità. Ogni tipo di patologia può essere trattata con maggiore efficacia quanto più precocemente viene diagnosticata. In posizione sdraiata, con entrambe le mani si palpa prima il polo inferiore di ogni singolo testicolo e poi il resto, facendo attenzione ad eventuali modificazioni di forma e consistenza.  Successivamente, si ripete l’autoesame in posizione eretta. Consultare subito il medico ogni qual volta si identifica una variazione di forma, consistenza o sensibilità

Cause e fattori di rischio
Il principale fattore favorente è il precedente personale di criptorchidismo (assenza di uno o di entrambi i testicoli nella sacca scrotale; i testicoli sono posizionati nella cavità addominale perché non sono scesi nello scroto durante la vita embrionale). Infine, la fusione testicolare dopo un trauma, un’infezione virale o per causa congenita è un fattore molto meno importante

I sintomi
Spesso il paziente scopre da solo un aumento di volume di un testicolo, o prova una sensazione di pesantezza. Talvolta il paziente nota una tumefazione del testicolo, dura e indolore. Alla palpazione il medico trova una massa indurita in continuità con il testicolo. Il testicolo può essere interamente tumorale, aumentato di volume e molto duro. Non sono presenti disturbi della minzione (bruciori quando si urina, variazioni nella frequenza della minzione, ecc.). L’altro testicolo viene esaminato sistematicamente, al pari degli altri organi contenuti nelle sacche scrotali (elementi del cordone spermatico), che in genere sono del tutto normali. È raro che il cancro del testicolo provochi un vero dolore; allo stadio avanzato, questo cancro può essere rivelato da una metastasi (gangli tumorali) o da un’alterazione dello stato generale: dimagrimento, inappetenza, ecc. Può essere associata una ginecomastia (aumento di volume dei seni), in particolare nel caso dei coriocarcinomi

Esami e analisi complementari
L’ecografia del contenuto delle sacche scrotali conferma la presenza di una massa testicolare e verifica l’assenza di anomalie nell’altro testicolo. Il prelievo sanguigno per il dosaggio dei marcatori tumorali è sistematico, e consente di orientare la diagnosi del tipo di tumore: il dosaggio dell’alfafetoproteina è sempre normale nei seminomi puri, ma spesso è aumentata nel teratocrcinoma e nel carcinoma embrionario. Le beta-HCG (beta-gonadotropina corionica) sono molto alte nei coriocarcinomi. Infine, quando un marcatore è elevato fin dal primo controllo, il dosaggio ripetuto permette di seguire l’evoluzione (remissione o recidiva) del cancro dopo il trattamento. In genere si effettua una radiografia polmonare per la ricerca di eventuali metastasi. Una TAC toracica, addominale e pelvica aiuta a cercare un’estensione del cancro ai gangli. Attenzione: un testicolo ingrossato è segno di un cancro fino a prova contraria, perciò è indispensabile rivolgersi immediatamente al medico. La diagnosi eliminerà l’infezione del testicolo (orchite o epididimite), una vecchia torsione del testicolo (testicolo necrotico), un problema non testicolare come l’ernia inguinale, il travaso di liquido intorno al testicolo, la dilatazione delle vene che circondano il testicolo, ecc. 

Evoluzione della malattia
Il cancro del testicolo si estende soprattutto ai gangli. Le metastasi gangliari (adenopatie tumorali) compaiono intorno ai vasi iliaci, poi intorno ai vasi più grandi (aorta e vena cava) e possono raggiungere la regione mediastinale. I gangli inguinali possono venire attaccati dalla malattia quando è coinvolto lo scroto, o se esistono precedenti di chirurgia inguinale. L’estensione locale è tardiva (invasione del cordone testicolare e dello scroto). Gli elementi peggiorativi sono soprattutto l’esistenza di coriocarcinoma o di un carcinoma embrionario, la presenza di adenopatie, soprattutto al di sopra del diaframma, e il danno allo scroto. Al contrario, le forme localizzate di seminoma testicolare hanno una prognosi molto favorevole: più dell’80% di guarigioni dopo il trattamento chirurgico.

Trattamento
L’orchiectomia (ablazione del testicolo) è sistematica. L’incisione è posizionata sopra la piega inguinale. L’orchiectomia consente di analizzare il tumore. Per i tumori con buona prognosi, di piccole dimensioni e localizzati nel testicolo, il trattamento chirurgico è sufficiente, seguito da una sorveglianza regolare per mezzo dei dosaggi sanguigni dei marcatori tumorali, e con TAC periodiche. L’orchiectomia può essere effettuata dopo prelievo dello sperma in vista di un’eventuale procreazione medicalmente assistita. Nella borsa è possibile introdurre una protesi testicolare. La radioterapia esterna postoperatoria è indicata nel caso del seminoma, ed è sistematica quando questo ha diffusione gangliare. La chemioterapia è indicata per alcuni tumori seminomatosi avanzati, quale complemento della radioterapia, e per i tumori non seminomatosi più aggressivi. Spesso si tratta dell’associazione di più chemioterapie, il cui numero di sedute dipende dalle caratteristiche del tumore e dalle eventuali recidive del cancro durante la sorveglianza. La rimozione chirurgica dei gangli è necessaria quando si scoprono adenopatie resistenti alla chemioterapia.

venerdì 7 marzo 2008


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