Infertilità maschile e femminile
Cause dell'infertilità Maschile
Fertilità maschile
Spermiogramma e spermiocoltura
Cause delle anomalie dello sperma
Varicocele
Chirurgia del varicocele
Disturbi ormonali
Infezioni
Criptorchidismo
Ipospadia
Chirurgia dell'ipospadia
Eiaculazione Retrograda
Eiaculazione precoce
Anomalie cromosomiche
Vasculite Testicolare Autoimmune
Anticorpi Antisperma
L'infertilità maschile come sintomo
Tumore del testicolo
Cancro e infertilità maschile
Cause dell'infertilità Femminile
Ovulazione normale
Cisti ovariche
Ovaie micropolicistiche
Sindrome da ovaio policistico
Trattamento dell'ovaio policistico
Disturbi ormonali
Ostruzione delle tube
Infezioni
Malattia Infiammatoria Pelvica
Menopausa precoce
Cancro e infertilità femminile
Sindrome di Turner
Età e fertilità
L'età della donna
Mestruazioni irregolari
Diabete
Pillola e infertilità

ACT Italia Fertilita.org aderisce ad ACT Italia

Associazione Fertilità Onlus
Home page / Infertilità maschile e femminile / Le cisti ovariche e il rischio per la fertilità
Invia questa pagina a un amico
http://www.fertilita.org/index.asp?ItemID=29

Tua email

Email destinatario

Aggiungi un commento

chiudi

Le cisti ovariche e il rischio per la fertilità

letto 40375 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

Le cisti ovariche sono un disturbo molto diffuso nelle donne.

Il sintomo principale è rappresentato dalla debolezza o dall’assenza totale di ovulazione. Qual è l’impatto di questa patologia sulla fertilità? E qual è il trattamento, soprattutto in vista di una gravidanza?

La sindrome delle ovaie policistiche è il disturbo ormonale più frequente nelle giovani donne (5-10%). La sindrome consiste nella presenza di cisti benigne che si formano a livello delle ovaie, e che producono diverse conseguenze:

  • iperandrogenia: ipersecrezione di ormoni maschili, si manifesta per esempio con aumento della peluria, tendenza all’obesità, ecc.;
  • anovulazione: l’ovulazione non avviene più, o avviene molto raramente;
  • amenorrea: l’assenza di mestruazioni è molto frequente, ed è diretta conseguenza dell’assenza di ovulazione;
  • insulinoresistenza: spesso il problema ovarico ha un riflesso sul metabolismo generale e soprattutto sulla produzione di insulina, che può essere legata a un diabete o a un’obesità.

Sotto il profilo fisiologico, la conferma della diagnosi avviene con l’ecografia. Le ovaie risulteranno più grosse della norma e saranno visibili le cisti. La diagnosi definitiva si fa in genere dopo aver eliminato altre patologie che possono avere sintomi simili (tumori, problemi di secrezione dei corticoidi, e così via).

Il primo trattamento delle ovaie policistiche consiste nella perdita di peso in caso di soprappeso od obesità, perché il peso ha un effetto diretto sulla diminuzione della secrezione di androgeni (ormoni maschili). Ciò consente talvolta di ristabilire un ciclo mestruale pressoché normale, accompagnato da un ritorno dell’ovulazione.

Per ristabilire il corretto equilibrio ormonale si può anche ricorrere all’assunzione di una pillola contraccettiva estroprogestinica, eventualmente accompagnata da specifici farmaci contro gli ormoni maschili. Infine, si può ricorrere a specifici farmaci orali – per esempio la metformina – quando la paziente presenta una insulinoresistenza, caratterizzata da soprappeso diffuso ma anche con l’accumulo di grasso a livello viscerale e muscolare.

Per recuperare la fertilità, ancora una volta la perdita di peso è un elemento centrale, perché consente il ristabilirsi dell’ovulazione. Successivamente si potrà ricorrere a induttori dell’ovulazione, stabilendo il dosaggio in modo ottimale, dato che questo varia da donna a donna. Spesso, la dose di 50 mg tra il secondo e il sesto giorno del ciclo è sufficiente a scatenare l’ovulazione nel 50% circa delle pazienti; per le altre, si aumenta la dose gradualmente, fino a un massimo di 150 mg. Solo il 30% delle pazienti è resistente e non risponde neppure a questo dosaggio. Per le pazienti che rispondono al clomifene citrato, si ottiene una gravidanza in circa il 60% dei casi dopo 5-6 cicli di induzione.

Se la terapia non dà i risultati attesi, si passa alle gonadotropine iniettabili, che consentono di rilanciare la produzione dei follicoli nelle ovaie. La stimolazione finale per iniezione è preceduta da un’ecografia e da dosaggi ormonali specifici per evitare il rischio di sovrastimolazione.
 
È infine disponibile un’altra tecnica, detta “drilling”, nella quale si perfora l’ovaio da più parti, consentendo di ristabilirne il funzionamento normale. Dopo un periodo della durata massima di tre mesi si otterrà un tasso di ovulazione dal 56% al 94%, e un tasso di gravidanze variabile tra il 43 e l’84%.

Quale che sia la tecnica prescelta, in genere il trattamento consente di ristabilire l’ovulazione di ottenere una gravidanza nella maggior parte dei casi, anche se in presenza di policistosi ovarica il rischio di aborto spontaneo è leggermente più importante. Quando l’induzione di ovulazione non è invece sufficiente, è possibile ricorrere ad altre tecniche di procreazione assistita.

venerdì 7 marzo 2008


sterilità sterilità femminile sterilità femminile sintomi riproduzione riproduzione assistita sterilita cause fecondazione fecondazione in vitro andrologia sterilita maschile sterilita di coppia icsi forum spermiogramma varicocele oligospermia endometriosi ovaio policistico poliabortivita aborto ripetuto ginecologia
Articles in English 2001-2017 © www.fertilita.org | P.I./C.F: 05470161000 | Note legali | Condizioni di utilizzo | Mappa del sito | Ultimo aggiornamento: 20/02/2013
powered by G.H.T. s.r.l.
Aggiungi a MioYahoo!Aggiungi a iGoogle!Aggiungi a Netvibes