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Cuore di mamma

letto 4645 volte | autore: Amilcare Spinapolice, specialista in ginecologia e ostetricia (vai al curriculum)

         

La maternità è un evento complesso che interessa non solo il fisico, ma anche la psiche, è l'evento che superando il mero fatto biologico, ha consentito lo sviluppo dei primi nuclei della società. Essendo un fenomeno universale si è evoluto anche, da un punto di vista psicologico creando un immaginario collettivo a cui ancora oggi si fa riferimento. Il complesso fenomeno della maternità, sebbene condizionato da funzioni istintive, ormonali e fisiologiche, è molto ricco di implicazioni di pensiero e di emozioni.

E' una dinamica continua che si instaura sin dal primo giorno di amenorrea, e non si esaurisce con il parto, ma continua ben oltre. Questo aspetto è riportato non solo nel mito, ma anche nella cultura popolare. E' nota, anche perché celebrata in una canzone del cantautore brasiliano Caetano Veloso, la storiella dell'innamorato pazzo che, per dimostrare il suo folle amore, uccide la mamma  per regalarne il cuore alla cinica donna amata, mentre fuggiva inciampa, cade, e ode la voce della madre che gli dice: ”ti sei fatto male , figlio mio?” E', questa storia, la celebrazione di un luogo comune, ma rende l'idea di quanto sia profonda la stratificazione che vuole esaltare questo aspetto della dinamica materna. Infatti la maternità ha due componenti: l'istintualità,derivante direttamente dalle strutture corporee, e “il comportamento amorevole” derivante dall'ethos che si stabilisce con l'ambiente.

L'istinto, mentre è facilmente riconoscibile nei suoi aspetti superficiali, quelli di origine biologica, che sono esplorabili biochimicamente, diventa di difficile interpretazione, nella componente emozionale/psicologica, dove al massimo può essere rivelato da manifestazioni di carattere psicosomatico. E' questa la componente di origine animalesca, radici che sono state coperte da sovrastrutture culturali, ma che ogni tanto affiorano in maniera evidente. Il “comportamento amorevole” è, invece, chiaramente espresso in ogni avvenimento della maternità; esso è l'espressione della  trasformazione e della sublimazione: l'istinto, l'aggressività, la sessualità, si evolvono diventando tenerezza, cure, calore, e donazione. Quando è corretta, questa tendenza si esprime non solo verso il proprio figlio, ma verso chiunque possa essere oggetto delle sue attenzioni. Questa funzione dona al  genere femminile, la particolarità di trasformare gli istinti in gestualità di amore, in quello che abbiamo definito “comportamento amorevole”.

Gli psicologi hanno dimostrato, che ad ogni tappa della vita corrispondano delle correlazioni psicosomatiche, espresse come dinamiche atte a incorporare, trattenere, eliminare. Tendenze, queste presenti, nel parto, nel coito, ed anche nell'atto del succhiare del poppante. L'equilibrio di questi processi garantisce il regolare sviluppo psicosomatico. Viene così, chiarito, che la distinzione tra istinto di maternità e istinto di sessuale è solo un artificioso problema. Non esiste una netta divisione tra le due dinamiche. L'istinto verso la maternità, fondamentale per la conservazione e l'evoluzione della specie, si serve dell'istinto sessuale ed il “provare piacere” è utile all'atto riproduttivo. La mancata armonia tra queste due fasi degenera in forme patologiche del comportamento.

Fattori sociali, economici, e culturali, hanno sempre avuto una importante funzione, nella dinamica generatrice. Può succedere che fattori che favoriscono l'aspetto razionale entrino in conflitto con quelli emozionali, dando origine, così, a conflitti interni. Si perde il giusto rapporto con l'ambiente che circonda. Il sistema, infatti, è la nostra realtà interna, ed il non riconoscerla  non consente un esatto rapporto con l'ambiente esterno. E' stato, infatti, il cambiamento dell'ambiente esterno che ha condizionato e fatta sviluppare la dinamica della maternità. Mi spiego: la  fine del randagismo è coinciso con lo sviluppo delle società residenziali e del “ comportamento amorevole”. Gli animali della scala inferiore evolutiva, nascono con una istintualità accentuata che consente loro le funzioni vitali principali, ed una capacità di apprendimento ridotta, rispetto ai nostri neonati, che invece hanno bisogno di ogni genere di cure. Ma con una potenzialità di apprendimento tutta da esprimere, che necessita delle cure materne. Per questo la donna più di ogni altra specie di femmine può godere del  sentimento materno ed ha la possibilità di esplicitarlo, anche se non ha mai partorito.

La possibilità di tenere, dentro di sé il feto,  al caldo e protetto, ha generato tra madre e figlio, numerose relazioni fisiologiche che persistono anche dopo la nascita. Mentre le femmine della scala biologicamente inferiore, sono guidate dalla sola relazione istintuale, che porta a proteggere i piccoli fintanto che hanno bisogno di aiuto, le dinamiche tra madre e figlio nella specie umana, sono diventate così complesse e altamente organizzate, che hanno portato al concetto  di maternità così come noi oggi lo viviamo. La differenza tra le manifestazioni istintive della maternità animale e quella umana è data dal fatto che le prime agiscono come un processo fisiologicamente determinato, mentre quelle umane sono la risultante di questo aspetto  più un processo psicologicamente evoluto, sollecitato da spinte culturali e sociali. Sia il semplice istinto, che la complessità del “comportamento amorevole” sono indispensabili alla funzione riproduttiva, entrambi richiedono un ritorno parziale ai modelli organizzativi dell'infanzia. Quando, questa regressione si spinge oltre l'ontogenesi,  risale lungo le tappe della filogenesi, il comportamento della madre umana assume valenze patologiche, come quando  l'istinto materno non esisteva. E' ciò che accade alle psicotiche, che rifiutano in maniera così evidente la gravidanza, che non sono disposte in alcun modo a prestare assistenza alla loro prole. regredendo  a quando non esisteva “il comportamento amorevole”.

Superficialmente, questa dinamica, può pure apparire come rifiuto della gravidanza in toto, essendo la donna l'unica a godere del privilegio di poter decidere di diventare madre o semplicemente di desiderarlo di esserlo. Concludendo il comportamento materno non è riconducibile ad un modello prefissato, identico in tutte le situazioni, ma include un sentimento che può esprimersi tanto più se risulta ricco di caratteri umani relazionati  alle condizioni ambientali e biologiche nelle quali esprime istinto ed affetto, che in una unità sola rappresentano la maternità. Per dirla semplice: “Chi tiene mamma nun chiangne!"

martedì 14 aprile 2009


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