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Infertilità: che cosa si può fare

letto 12416 volte | autore: Sebastiana Pappalardo, biologa (vai al curriculum)

         

Oggi sono disponibili numerose soluzioni terapeutiche per il trattamento della fertilità, e in alcuni casi si ricorre alla combinazione di più trattamenti.

Il trattamento dell’infertilità inizia solitamente con la soluzione terapeutica più semplice e in caso di fallimento si ricorre ad altre possibilità, ma in alcune situazioni in cui si evidenzia una causa principale di infertilità gli specialisti orientano la coppia verso la fecondazione in vitro. Piccolo zoom sui trattamenti più diffusi

l’induzione dell’ovulazione
spesso il tentativo di ottenere un’ovulazione di qualità è la prima proposta che si fa a una coppia, dopo che il medico ha accertato la normalità della cavità uterina, delle tube e dello sperma. Per stimolare l’ovulazione è possibile ricorrere al clomifene citrato o alle menotropine, da somministrare all’inizio del ciclo mestruale. L’effetto secondario indesiderabile indotto da questi trattamenti è la possibile alterazione del muco cervicale, che comporta l’assunzione complementare di estrogeni o l’aggiunta di gonadotropine. Queste ultime sono costituite da FSH (ormone follicolostimolante) ricombinante, cioè ottenuto per via genetica, o da una miscela di FSH e di LH (ormone luteizzante), gli ormoni secreti dall’ipofisi per stimolare le ovaie. Le gonadotropine vengono assunte per 6-12 giorni, nella prima parte del ciclo, e il loro impiego richiede la sorveglianza ecografica costante dei follicoli ovarici associata eventualmente a dosaggi ormonali, per evitare la stimolazione multifollicolare che comporta il rischio di strong>gravidanze multiple. Quando l’anomalia responsabile dei disturbi dell’ovulazione è situata a livello dell’ipotalamo è possibile utilizzare un iniettore di GnRH (ormone rilasciante gonadotropina, stimola l’ipofisi) che si porta in vita per qualche settimana e che è programmato per rilasciare dosi pulsatili di GnRH riproducendo così cicli quasi fisiologici

l’inseminazione intrauterina (IUI)
questa tecnica può essere necessaria quando gli spermatozoi presentano anomalie per numero e/o per mobilità, o quando l’ostacolo alla fecondità si trova a livello del collo uterino, per esempio in caso di assenza di muco cervicale. Il principio dell’inseminazione intrauterina è di stimolare la crescita follicolare e di scatenare l’ovulazione con un’iniezione di ormoni HCG (gonadotropine corioniche umane). Due giorni dopo l’inizione si trasferiranno all’interno dell’utero alcuni spermatozoi appositamente selezionati tra i più mobili. Questa stessa tecnica viene impiegata anche per l’inseminazione con sperma da donatore

la fecondazione in vitro ed embrio transfer (FIVET)
sviluppata inizialmente per consentire alle donne prive di tube di restare incinte, questa tecnica di aiuto medico alla procreazione ha visto le sue indicazioni crescere progressivamente. Il principio su cui si basa la FIVET consiste nella stimolazione delle ovaie con iniezioni ripetute di gonadotropine (FSH ricombinante ottenuto per via genetica o miscela di FSH e di LH di origine umane). Questi ormoni, secreti dall’ipofisi, stimolano naturalmente lo sviluppo dei follicoli e vengono in questo caso impiegati in forti dosi per ottenere una risposta multifollicolare. La stimolazione deve obbligatoriamente essere sorvegliata da ecografie e dosaggi ormonali. Quando viene raggiunta la maturazione follicolare, si decide il momento ottimale dell’ovulazione e si procede a un’iniezione di HCG (gonadotropine corioniche umane). La punzione dei follicoli viene eseguita 36 ore dopo per via vaginale, e sotto controllo ecografico. Nel liquido follicolare prelevato sono presenti gli ovociti che verranno messi in coltura con spermatozoi appositamente preparati per ottenere la fecondazione. Due-cinque giorni dopo nell’utero della paziente vengono trasferiti due (talvolta tre) embrioni

la microiniezione (ICSI)
la microiniezione o ICSI (Intra Cytoplasmic Sperm Injection) inizia come una FIVET classica, ma invece di mettere in coltura gli ovociti e gli spermatozoi e aspettare la fecondazione, il biologo introduce direttamente, sotto microscopio, uno spermatozoo mobile in ciascun ovocita punzionato. Le indicazioni dell’ICSI sono riservate essenzialmente alle anomalie gravi dello sperma (numero insufficiente di spermatozoi e/o mobilità debolissima). Gli spermatozoi ottenuti per biopsia testicolare vengono perciò microiniettati

la chirurgia della riproduzione
nell’uomo, la chirurgia è attuabile per correggere retrazioni limitate del canale deferente o in caso divaricocele. Nella donna con la tecnica laparoscopica si può effettuare la salpingoneostomia, cioè l’apertura del padiglione tubarico chiuso o stretto, e l’eliminazione (lisi) delle aderenze. In laparotomia, cioè attraverso un taglio della parete addominale, è effettuabile invece la chirurgia tubarica per ostruzione prossimale, cioè la rettificazione della tuba ostruita a livello della sua inserzione nell’utero (reimpianto utero-tubarico), e l’anastomosi tubarica termino-terminale, cioè la ricanalizzazione tubarica nelle donne che in precedenza si sono sottoposte a sterilizzazione con legatura tubarica. Infine, con la tecnica dell’isteroscopia operativa si operano i polipi dell’endometrio e le aderenze uterine

venerdì 7 marzo 2008


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