Nelle donne obese l’infertilità è dovuta principalmente ad alterazioni della parete dell’endometrio, in cui avviene l’impianto dell’embrione, piuttosto che alla qualità embrionale. Questa è l’interessante conclusione di un lavoro recentemente pubblicato su Fertility & Sterility.
L’obesità può rappresentare un problema per le donne che ricercano una gravidanza. Per capire qual è il nostro peso forma esiste l’indice di massa corporea (BMI), un parametro che mette in relazione il peso e l’altezza (BMI= peso/altezza2). Secondo questo indice si possono distinguere le donne in 4 gruppi:
- BMI<20 kg/m2 : sottopeso;
- 20<BMI<24,9 kg/m2: normalità;
- 25<BMI<29.9 kg/m2 : sovrappeso;
- BMI>30 kg/m2 : obesità.
Lo studio svolto dal gruppo del Dr. Meseguer, presso l’Università di Valencia, ha avuto come scopo quello di confrontare il successo degli interventi di fecondazione in vitro (IVF) in gruppi di pazienti con diversi BMI. Il risultato è stato che il tasso di fecondazione e la qualità embrionale non sono significativamente diversi nei vari gruppi, mentre il tasso di impianto, di gravidanza e i bambini nati sono risultati minori nel gruppo delle pazienti obese, ovvero con BMI>30 kg/m2. In particolare è stato osservato che il tasso di gravidanza e di bambini nati decresce progressivamente ad ogni unità di BMI.
Si può quindi concludere che l’obesità non influenza tanto la qualità embrionale, piuttosto altera l’ambiente uterino, rendendo più difficoltoso l’impianto dell’embrione e quindi l’instaurarsi di una gravidanza.