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Piccolo è bello: il gene

letto 5090 volte | autore: Amilcare Spinapolice, specialista in ginecologia e ostetricia (vai al curriculum)

         

Sempre più spesso si legge su quotidiani e riviste anche prestigiose delle nuove frontiere della ingegneria biomedica, e dei meravigliosi risultati che questa scienza sta ottenendo. Mani e braccia bioniche vengono ripetutamente segnalate, microcips che introdotti nel cervello restituiscono l’udito ai sordi, come quelli applicati al piccolo Aiden Kenny, che applicati all’età di dieci mesi gli hanno consentito non solo di udire, ma consequenzialmente anche di parlare. La meraviglia che queste protesi evocano, non sono frutto solo di nuove conoscenze tecnologiche, esse vengono da lontano e piano piano stanno conquistando sempre più spazio all’interno del nostro corpo.

Avete mai pensato che quando il dentista vi modella una nuova protesi? Egli sta compiendo in piccolo la stessa operazione: sostituire l’organo biologico con uno ricostruito artificialmente. Così come fa il cardiologo quando applica un pace maker, integra una funzione biologica patologica con uno stimolatore elettrico applicato dentro il nostro corpo, che dire delle protesi di anca o di ginocchio che tanti problemi hanno risolto a moltissimi pazienti, ed anche della spirale, piccola protesi che introdotta in utero ottiene il risultato di impedire la fertilità.

Questo vuol dire che ormai il nostro organismo è permeabile alla tecnologia e che il nostro corpo ha cambiato il suo statuto culturale il paradigma del sistema scientifico, è dato dal sapere culturale che  è l'espressione dell'ambiente che lo produce. Le due dinamiche  si stimolano e si potenziano a vicenda. Rifacendoci a quanto espresso in precedenza, possiamo affermare che la virtualizzazione dei corpi è stata resa possibile solo dopo che culturalmente la nostra mente aveva accettato la trasparenza dei corpi ottenuti con "l'imaging" in medicina: raggi x, ecografia, rsm, che avevano già decomposto e digitalizzato it nostro paradigma corporeo. Un discorso a parte merita per noi l'ecografia in campo ostetrico per l'importanza che ha avuto nel cambiare le modalità di approccio alla maternità.

Culturalmente abbiamo superato l’errore dello scientismo ottocentesco  quello, cioè, della ricerca a ogni costo  della coerenza del sistema e della sua relazione con la "praxis", in una parola una vera ossessione per l'universale, dimenticando il particolare, la negazione, la differenza, enfatizzando una neutralità di giudizio, credendo che i contesti sociali, i desideri non influenzassero minimamente il sapere scientifico, mentre la formazione di idee, credenze, tecnica ed ogni altro elemento culturale, sono possibili solo nella differenza che quel sistema sociale stabilisce con gli altri sistemi confinanti, esterni, che vi roteano intorno, vi penetrano e vi riescono. Attraverso queste inferenze, si formano i concetti, il sapere tecnologico, e anche le leggi scientifiche, che come quelle giuridiche sono un prodotto delle condizioni politiche e sociali. II sapere scientifico, spesso, preferisce risposte tautologiche, si trincera dentro l'assioma che: "Solo la scienza può spiegare la scienza", lasciando gli errori delle sue valutazioni, quelli sì, alle influenze dell'ambiente. L'ipertecnologia ed il suo sopravvento su ogni altra componente ha creato degli altri bisogni, ma ha anche aperto dei nuovi orizzonti che hanno definito nuove modalità dell'agire legate soprattutto alle biotecnologie ed alla comunicazione accompagnandoci nell'era post-moderna.

Ora l'uomo è a contatto con le immense autostrade della comunicazione, ha quindi un nuovo ambiente; nel vorticoso cambiamento in atto l'evoluzione è guidata dal mondo delle merci, ma, stranamente va verso l'immateriale: la comunicazione meta scienza umanistica grazie all'istantaneità di trasmissione ha favorito it sapere tecnologico; la tecnica da mezzo per superare i limiti del "naturale" diventa essa stessa "natura" semplicemente per il fatto di essere ubiquitariamente presente. Immaterialmente supera in velocità, i vecchi spazi del sapere non ha bisogno di riflessioni né di dimostrare verità deve semplicemente funzionare. E' questo un ambiente in continuo fermento evolutivo, la tecnica non è più l'estensione degli organi umani, o meglio non solo, è parte integrante, simbiotica del corpo umano, e quello è stato definito Cymbionte.
 
Pensare ad una nuova antropologia, significa immaginare che l’antropologia si spogli d'ogni vestito e belletto e si guardi dentro per trovare la sua unità di misura. Pensare questo, a nostro parere, non vuol dire proiettarsi in un futuro invaso da computer in maniera da dimenticare quanto e stato fatto, magari invece sfruttare la "naturale" realistica trasversalità della antropologia e cercare di farla divenire anello di congiunzione tra le scienze umanistiche, sociali e biologiche, computazionali, senza che entrino in conflitto tra di loro. Questa caratteristica del sapere antropologico era gia nota ai primi del secolo, Taylor definisce l'antropologia: "la sinossi della natura corporea e mentale dell'uomo, nonche la teoria dell'intero decorso della sua esistenza fin dalla prima cornparsa sulla terra". L'uomo non è una creatura diversa. Un primo passo verso "nuove sinossi" fu effettuato da Robin Fox e Lione Tigre i quali nel 1970 per primi coniarono l'espressione "Antropologia biosociale," prospettando uno studio integrato tra etologia ed antropologia. Successivamente, grazie agli studi sul cognitivismo, per progettare un computer, il più vicino possibile alla mente umana, e quindi al filone di ricerche neurobiologiche, le scienze tradizionalmente considerate "umanistiche" entrano nella sfera di interesse del biologo, che grazie alla teoria evoluzionistica e allo studio degli elementi più piccoli, ma più complessi come i geni prospettano in maniera realistica la possibilità di studiare l' uomo e il suo comportamento attraverso la sequenza dei mattoni costituenti la doppia elica di Dna.

Dobbiamo dunque preparaci ad un'antropologia del gene, perchè "l'unita di misura" è cambiata. Prima l'uomo con la sua corporeità era al centro immobile come un monolita, ora la sua corporeità non solo è trasparente, ma sono i suoi segmenti più piccoli a stabilirne le coordinate per rapportarsi all'ambiente "nuovo". II gene, come notano Nelkin e Susan Lindee, nel loro libro "The DNA Mystique: “the gene as a cultural ione", è ormai entrato nell'immaginario popolare a livello di icona, e ormai un simbolo quasi magico.

Siamo soliti  pensare a Dio e a paragonarlo all’immensità e se … se fosse un microcips?

lunedì 7 giugno 2010


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