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FIVET, la Fecondazione in Vitro con Transfer dell'Embrione

letto 13867 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

Come indica il suo nome, la FIVET consente di far incontrare ovuli e spermatozoi all’esterno dell’utero e di  sorvegliare la fecondazione. La donna viene sottoposta a un trattamento ormonale che favorisce la maturazione di più ovuli contemporaneamente, e l’uomo fornisce gli spermatozoi. Gli ovuli vengono prelevati e messi in presenza degli spermatozoi all’interno di un contenitore di coltura, e si osserva al microscopio la fecondazione di molti ovuli. Tre giorni dopo il prelevamento, gli embrioni vengono riimmessi nell’utero, in genere in quantità di 2-3 per aumentare le probabilità che almeno uno dia luogo a una gravidanza. Questa tecnica ha successo mediamente in circa il 25% dei casi.

La FIVET: perché, per chi?
Dall’inglese Luise Brown nel 1978, la prima nata da una fecondazione in vitro, la FIVET ha fatto nascere nel mondo circa 50.000 bambini. Negli esseri umani la fecondazione naturale ha luogo all’interno della tuba di Fallopio dopo un rapporto sessuale in periodo ovulatorio; ma per avvenire, la fecondazione richiede un numero sufficiente di spermatozoi mobili capaci di spostarsi dal collo dell’utero alla tuba, e questa deve essere perfettamente funzionante e aperta  per poter catturare l’ovocita al momento dell’ovulazione. L’interno della tuba di Fallopio presenta un tessuto che consente piccoli movimenti che fanno spostare l’ovocita lungo la sua superficie, fino a incontrare gli spermatozoi; a differenza di questi ultimi, infatti, l’ovocita non è in grado di muoversi da solo. Dopo la fecondazione, i movimenti della tuba fanno spostare il giovane embrione verso la cavità uterina, dove si impianterà definitivamente in una settimana circa.

Un processo complicato
I meccanismi complessi e sofisticati della riproduzione possono venire danneggiati da molte patologie. Inizialmente la FIVET fu messa a punto proprio per permettere il concepimento alle donne prive di tube. L’idea era semplice: organizzare l’incontro ovulo-spermatozoi in laboratorio (in vitro) e favorire così la fecondazione, poi trasferire l’embrione nell’utero. Dal 1978, anno di nascita del primo bambino in provetta, le indicazioni della FIVET hanno continuato a crescere e ora non si limitano più ai casi di anomalie tubariche. Le donne che ricorrono alla FIVET classica, cioè senza microiniezione di spermatozoi (ICSI), presentano anomalie tubariche solo nel 50% dei casi. Le cause di queste anomalie sono diverse: precedenti infezioni genitali, aderenze post-chirurgiche, gravidanze extra-uterine… e in un terzo dei casi a questo problema è associata anche un’alterazione dello sperma dell’uomo. Infatti le anomalie dello spermiogramma sono sufficienti già da sole a spingere in direzione di una FIVET classica nel 20% dei casi, anche quando le tube sono perfettamente sane. Le altre indicazioni della FIVET sono l’endometriosi - la malattia caratterizzata dalla presenza anomala di mucosa uterina nel peritoneo e nelle ovaie – e le cause inspiegate di infertilità. In quest’ultimo caso il ricorso alla FIVET ha luogo dopo numerosi tentativi infruttuosi di stimolazione semplice dell’ovulazione e poi di inseminazione intrauterina.

Tecniche e risultati
Generalmente la stimolazione ovarica semplice può avere una percentuale di successo del 10-20% per ciclo, l’inseminazione intrauterina del 10-15%. La FIVET e l’ICSI danno in media il 25% di gravidanze per tentativo eseguito

Quanti spermatozoi?
inseminazione artificiale: 500.000 spermatozoi mobili
fecondazione in vitro: 2-300.000 spermatozoi mobili
microiniezione (ICSI): 1 spermatozoo

 

martedì 11 marzo 2008


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