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Le cause del fallimento della FIVET (Fecondazione in Vitro con Transfer dell'Embrione) e della ICSI (Microiniezione di Spermatozoi)

letto 62649 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

Cosa facciamo in caso di fallimento di Fivet o Icsi
La cosa più importante è quella di personalizzare al massimo l’intervento in tutte le sue fasi perché ogni paziente è diverso dall’altro ed è necessario adattare tutte le fasi del ciclo di Riproduzione Assistita all’organismo che in quel momento vi si sottopone per massimizzare i risultati ottenibili.

Ciò impegna al massimo l’equipe ma riteniamo sia una fatica che Vale la pena di fare! Possiamo così elencare il nostro programma  nei casi di precedenti fallimenti.

Studio che precede il tentativo
Eseguiamo uno studio ormonale molto approfondito prima di iniziare la stimolazione. Questo ci consente di impostare il tipo di stimolazione più idoneo per la paziente (tipo  di farmaci, quantità, modalità di somministrazione). Nello stesso ciclo di studio facciamo la cosiddetta “prova del transfer” che consiste in una simulazione del transfer vero per scegliere il tipo di catetere da usare, sapere esattamente dove posizionare gli embrioni (perché non tutti gli uteri hanno le stesse dimensioni), conoscere in precedenza l’esatto percorso che il catetere deve percorrere, specialmente a livello uterino) prima di giungere ad un cm prima del fondo. Se troviamo ostacoli importanti che rendono difficile il transfer questi vengono rimossi. Infatti il transfer vero dovrebbe essere una manovra assolutamente indolore e veloce.

E’ necessaria una particolare abilità e sensibilità per eseguire il transfer embrionario che è una manovra delicata  e molto critica. La prova del transfer fa parte di uno studio accurato dell’utero che comprende l’isteroscopia.

Eventuali polipi o fibromi sottomucosi devono essere rimossi, come pure devono essere curate condizioni di endometriosi (infiammazione dell’endometrio)  che sono diagnosticati con l’isteroscopia e se presenti possono impedire l’impianto embrionario. Indagini approfondite le eseguono per cercare anticorpi e patologie che potrebbero ostacolare l’impianto degli embrioni. In caso di ritrovamento di questi anticorpi vengono eseguite particolari terapie

Cosa facciamo durante l'esecuzione del ciclo FIVET o ICSI
La stimolazione prevede l’uso di vari tipi di farmaci da adattare al “tipo di endocrino” di paziente che abbiamo in cura. Attenzione particolare viene data al paziente che tendono a sviluppare pochi follicoli (“low responder”) utilizzando particolari preparazioni che precedono la stimolazione vera e propria.

Anche chi tende a rispondere con un eccessivo numero di follicoli viene trattato con  protocolli particolari di terapia, non tanto per evitare la sindrome da iperstimolazione ma soprattutto per migliorare la qualità degli ovuli che vengono raccolti, che in questo casi  spesso sono immaturi o dismaturi dando così luogo  ad embrioni di cattiva qualità.

Il cuore della stimolazione, perché ci consente di renderla efficace al massimo, è il suo monitoraggio che viene eseguono con estrema cura ed attenzione. Infatti ogni giorno viene fatta sia l’ecografia che il dosaggio di almeno 3 ormoni contemporaneamente, in modo da adattare e modificandoli eventualmente  i tipi e le qualità di farmaci per ottenere lo sviluppo ottimale dei follicoli che diano ovuli della qualità più elevata possibile.

Questo programma ci consente di valutare molto meglio se qualcosa “non va” e così di interrompere la stimolazione senza arrivare al prelievo  degli ovociti ed al  transfer di embrioni che avrebbero pochissime  o nessuna possibilità di impianto. Il monitoraggio che eseguiamo viene anche  sottoposto all’analisi computerizzata mediante particolari  programmi informatici che ci aiutano nelle decisioni da prendere sui farmaci  da usare giorno per giorno.

COSA FACCIAMO IN LABORATORIO PER MIGLIORARE
Anzitutto realizziamo un controllo strettissimo delle condizioni di coltura cellulare sia per l’inquinamento batterico sia per quello di sostanze potenzialmente tossiche per gli ovociti  e per gli embrioni con l’uso di filtri particolari per il ricambio dell’aria ambientale.

Per migliorare la qualità degli embrioni possiamo utilizzare un certo numero di tecniche particolari. L’Hatching che consiste nel praticare un taglietto nel guscio esterno dell’ovocita che si chiama “zona pellucida”  mediante l’uso  di particolari sostanze e di idonei microutensili. Questo avrebbe lo scopo di far uscire meglio l’embrione quando  si deve impiantare nell’endometrio.

La coltura è una tecnica di laboratorio: consiste nel mantenere l’embrione non immerso da solo in un liquido idoneo bensì insieme ad altre cellule che svolgono la funzione di assorbire le sostanze tossiche prodotte dell’embrione stesso o dall’ambiente e produrre fattori di crescita che lo aiutino a formarsi meglio. Poiché la qualità ovocitaria rappresenta l’elemento più critico per la riuscita del tentativo di FIVET o ICSI quando gli ovociti prodotti sono scadenti nonostante tutti gli sforzi fatti in precedenza con la stimolazione, le probabilità di ottenere buoni embrioni sono quasi inesistenti.

Poiché il citoplasma dell’ovocita, cioè quella parte che circonda il nucleo con i cromosomi è spesso in questi casi molto difettoso sono evidenti molti vacuoli (granuli scuri) l’unica possibilità può essere quella di trasferire una certa quantità di citoplasma proveniente da un ovocita buono in quello di cattiva qualità; si tratta di eseguire un transfer di citoplasma. E’ una tecnica complessa che può dare però in alcuni casi buoni risultati.

Poiché non viene toccato né trasferito materiale genetico dei cromosomi dagli ovociti di un’altra persona, questa tecnica è bioeticamente valida: si tratta in pratica di donare sostanze nutritive buone provenienti dall’ovulo di una paziente più fertile (in genere più giovane). E’ possibile eseguire la coltura degli embrioni per 5 giorni fino cioè allo stadio di blastocisti ,che hanno così maggior possibilità di impiantarsi. Tuttavia se l’embrione  di partenza è buono dall’inizio si trasformerà comunque in blastociti anche nell’utero dopo il transfer. Invece se è di  cattiva qualità iniziale non si trasformerà in blastocisti né in coltura esternamente né all’interno del corpo.

Dal transfer in poi
Il numero di embrioni che vengono trasferiti nell’utero influenza in modo importante la percentuale di gravidanza. Indubbiamente con l’aumento degli embrioni trasferiti la probabilità di gravidanza gemellare è maggiore. Tuttavia quando molti tentativi non sono riusciti specialmente in età più avanzata trasferiamo un numero più elevato di embrioni rispetto alla media.

Infatti pensiamo che non si possa fissare un limite di numero di embrioni (ammettiamo 3) da trasferire perché dopo una certa età (riteniamo da 40 in poi) la qualità degli ovuli non è molto buona, per cui è necessario trasferire più embrioni per avere più possibilità che almeno uno si impianti.

Il transfer è un momento molto delicato che può essere difficile anche perché si tratta di una manovra eseguita “in genere alla cieca”. Infatti il catetere quando entra nell’utero non si vede e ogni cosa è legata alla sensazione o a punti di riferimento indiretti.

Per essere sicuri che il catetere sia effettivamente all’interno dell’utero e nel punto giusto noi lo seguiamo con l’ecografia durante il suo percorso. E’ possibile vedere addirittura la gocciolina del liquido contenente gli embrioni che fuoriesce dal catetere. Dopo il transfer, oltre al progesterone che viene prescritto eseguiamo una terapia farmacologica particolare variabile da caso a caso che serve per rendere l’endometrio più recettivo agli embrioni.

martedì 11 marzo 2008


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