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Come affrontare l'infertilità

letto 14593 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)
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Oggi l'infertilità non è più una fatalità. L'assistenza medica alla procreazione consente a molte coppie di accedere alla maternità tanto desiderata, tuttavia le conseguenze psicologiche di questa nuova avventura sono spesso sottostimate.

L'assistenza medica alla procreazione, che molti di noi danno ormai per scontata, è in cima alle grandi evoluzioni sociali e rappresenta una delle maggiori conquiste mai ottenute nel trattamento dell'infertilità. Ma anche se le cure progrediscono a un ritmo stupefacente, l'infertilità rappresenta ancora oggi una delle condizioni di crisi più profonde che una coppia possa affrontare.

La maggior parte delle coppie che incontrano difficoltà ad avere un bambino è inizialmente stupefatta. In effetti, molte persone credono che la gravidanza arrivi naturalmente dopo che si interrompe la contraccezione. Quando ciò non avviene, bisogna rimettere in discussione alcuni elementi come la vita di famiglia, il senso della vita e del matrimonio. Le conseguenze psicologiche della scoperta dell'infertilità sono spesso trascurate. Quando mettere al mondo un figlio diventa un'ossessione, quando la ferita narcisistica si aggiunge a un sentimento di colpa o di impotenza, ci si sente diversi dagli altri, ci si sente esclusi. Scoprire che quella che per gli altri è una funzione naturale è invece un problema può causare uno shock.

Quale che sia la diagnosi medica, infertilità maschile o femminile, è sempre meglio rivolgersi al medico in coppia. E' insieme che si va dal medico la prima volta, sapendo che esami e trattamenti saranno spesso condivisi. Ai nostri giorni i miglioramenti che riguardano la procreazione medicalmente assistita hanno permesso di aumentare la diversità e la disponibilità degli interventi destinati ad assistere le coppie in vista di una gravidanza. Grazie a uno stuolo di esami diversi che forniranno moltissime informazioni al medico si potrà identificare il problema e proporre un orientamento terapeutico. Tuttavia è bene ricordare che questi esami sono spesso faticosi e sempre molto stressanti, addirittura invadenti in alcuni casi. Il carattere intrusivo di alcune analisi può sembrare talora insormontabile, ma le indagini sono essenziali per la terapia. Questa tappa può accompagnarsi a sensi di colpa, rancore o vergogna, tutti sentimenti legittimi. Ma si può anche provare a vedere le cose dal lato positivo: chi dice identificazione, dice trattamento adeguato. E di qualsiasi tipo di trattamento si tratti, la prospettiva di una vera soluzione è sempre rassicurante, incoraggiante.

Per circa il 15% delle coppie l' infertilità resterà invece inspiegata, fatto che aggiunge altro stress allo stress. Di fronte a una fertilità inspiegata può essere utile il ricorso allo psicologo. In alcuni casi, d'altronde rari, succede che alcune donne siano lacerate tra il desiderio di avere un figlio e un certo rifiuto della gravidanza. Anche in questo caso niente panico, meglio fermarsi per qualche mese e sospendere esami e cure. Più spesso di quanto si immagini, la donna riuscirà a restare incinta.

Un figlio? Sì, no, forse…
Il ticchettio inesorabile dell'orologio biologico può creare in alcune donne, anche in quelle che hanno anteposto alla famiglia altri obiettivi come gli studi, la carriera o più in generale la realizzazione di se stesse, la percezione di una realtà fisica - la fine della fertilità - che le spinge a interrogarsi sul senso della vita. Così all'improvviso la riuscita professionale o la libertà di gestire la propria esistenza vengono superate da un nuovo obiettivo più impellente, urgentissimo, quello di mettere al mondo un figlio "prima che sia troppo tardi". Può accadere però che la voglia di sfondare e l'amore della propria libertà siano razionalizzazioni di un timore inconsapevole di avere un bambino, un atto che implica una responsabilità immensa e rappresenta un cambiamento totale della vita. Ambivalente per natura, il desiderio di avere un figlio può subire infinite oscillazioni. Si può avere consciamente voglia di avere un bambino, e non averne inconsciamente alcun desiderio. E viceversa. Le ragioni sono le più varie: paura di veder cambiare la propria immagine corporea, di alterare irreversibilmente l'equilibrio della coppia, una relazione difficile con la propria madre o ancora la mancanza di un compagno con il quale costruire una famiglia.

Naturalmente i trattamenti dell'infertilità sono portatori di grandi speranze. Con un realismo non disfattista è però possibile prevedere alcuni fallimenti che senza dubbio possono risultare destabilizzanti per la coppia. Per sopportare i fallimenti ripetuti bisogna essere solidi, quel tanto che basta per ricominciare più volte lo stesso percorso. Le testimonianze concordano: la prova della fecondazione assistita rinforza la coppia o la distrugge. Un consiglio: siate disponibili e aperti nei confronti del partner, parlate in libertà delle vostre speranze e delle vostre paure, leggete, informatevi, documentatevi.

venerdì 7 marzo 2008


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