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L'adozione o la vita senza figli

letto 15820 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

L’adozione
Quando uno o più cicli di fecondazione assistita non hanno prodotto alcun risultato e la coppia decide di rinunciare a ulteriori tentativi, essa deve necessariamente attraversare un periodo di lutto emotivo per il bambino biologico. Solo quando questo passaggio è stato completato, la coppia sarà emotivamente pronta a considerare l’adozione come un’alternativa all’infertilità. L’adozione è infatti una grande sfida umana che merita di essere preparata e pianificata con molta cura, per esempio sarà importante che la coppia comprenda in pieno il processo di adozione, sia in grado di immaginare il bambino adottato e ciò che esso rappresenta in relazione al bambino biologico che non ci sarà, sia in grado di valutare la propria capacità di immaginare i bisogni del bambino - dopo essersi concentrata su se stessa così a lungo - sia capace di valutare la relazione di coppia dopo un periodo stressante magari anche molto prolungato, sia disposta a discutere con eventuali altri figli biologici già presenti l’arrivo di un nuovo fratellino o di una sorellina, sia capace di tollerare un eventuale rifiuto o di affrontare l’impossibilità oggettiva di vedersi affidare un bambino, e soprattutto, sia capace di capire che l’adozione è una relazione a due vie: anche il bambino deve adottare i suoi nuovi genitori…

La vita senza figli
La decisione di interrompere per sempre il trattamento dell’infertilità comporta la fine della speranza di avere un figlio biologico – una speranza che spesso dà significato alla vita. Per alcune coppie, questa decisione coinciderà con una grande crisi, dalla quale potranno uscire più facilmente se saranno di capaci di reinvestire nella relazione di coppia in sé, nella vita sessuale, nella capacità di sviluppare altri progetti per il futuro, di riscoprire attività abbandonate (sport, musica, viaggi, e così via), di riannodare amicizie trascurate. Una volta consolidate le basi della ripresa, la coppia si potrà orientare in direzione di altri progetti di vita, come l’avere un bambino in un altro modo attraverso l’adozione, l’affido temporaneo o l’adozione a distanza, nell’estendere la propria attenzione a tutta la famiglia esistente, recuperando rapporti familiari abbandonati, dedicando più tempo e attenzioni ai nipotini, o prendendosi cura dei membri più anziani della famiglia. L’investimento nella vita professionale, per esempio riprendendo studi interrotti, lavorando attivamente per la propria carriera e per la propria formazione, così come gli investimenti nel sociale, sia esso volontariato, associazioni locali, lavoro per cause umanitaria o impegno politico, sono altrettanti mezzi per riprogettare validamente se stessi e ricominciare a vivere.

Non ci sono prove che le coppie senza figli siano meno felici o stabili nel lungo termine rispetto alle coppie che hanno fondato una famiglia vera e propria, mentre secondo uno studio di Human Fertility (2000), anche a distanza di anni dall’interruzione del trattamento e dopo aver pienamente rinunciato al progetto di avere un figlio, molte donne soffrono ancora del trauma del trattamento e della mancanza di figli. Molte coppie scelgono di non avere bambini e trovano questo fatto irrilevante rispetto alla possibilità di creare un rapporto stabile e soddisfacente; le coppie infertili non hanno questa scelta, e quando le opzioni terapeutiche non portano il risultato voluto, si trovano ad attraversare momenti difficili. Ma se i partner riescono a elaborare il loro problema, se riescono ad accettare la situazione e a guardare agli altri aspetti importanti della vita, per loro si possono schiudere nuovi scenari, o come ha scritto Joseph Campbell, “a volte dobbiamo voler rinunciare alla vita che avevamo pianificato per ottenere la vita che ci aspetta”.

martedì 11 marzo 2008


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