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IUI, FIVET e ICSI per l'infertilità associata a Endometriosi

letto 15838 volte | autore: Claudio Manna, ginecologo specialista in fecondazione assistita (vai al curriculum)

         

Le tecniche di fecondazione assistita offrono un’importante speranza in più alle pazienti endometriosiche già trattate con terapia medica e/o chirurgica.

Queste tecniche comprendono:
inseminazione intrauterina con stimolazione (IUI);
fecondazione in vitro ed embriotranfer (FIVET);
iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI).

Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia della IUI.
I vantaggi sono notevoli e comprendono:

  • aumento del numero di ovociti disponibili per la fertilizzazione;
  • livelli più elevati di ormoni ovarici nella fase follicolare e luteinica che sono normalmente carenti nelle pazienti affette da endometriosi;
  • aumento del numero degli spermatozoi presenti nella sede della fecondazione, spermatozoi tra gli altri selezionati in base alle loro migliori caratteristiche (motilità e forma)
  • maggiore e più mirata  possibilità di interazione tra spermatozoo ed oocita

Sappiamo che generalmente la fecondità riconosciuta nelle coppie normalmente fertili è del 20% circa. Nelle pazienti con endometriosi o infertilità inspiegabile molto più ridotta secondo l’età della partner femminile, di una pregressa gravidanza e della durata dell’infertilità. Haney et al. hanno evidenziato che l’IUI, nelle donne con endometriosi, portano ad una fecondità per ciclo  simile alla norma a meno di grave endometriosi.

Il 96% delle gravidanze si verifica durante i primi  due cicli di terapia. Si è anche dimostrato che le pazienti  trattate con gonadotropine umane associate a IUI presentavano una percentuale di fecondità costante fino a 40 anni. Altro capitolo molto importante è quello della FIVET che, secondo recenti studi effettuati nel Regno Unito dalla Human Fertilization and Embryology Authority (HFEA), consente di ottenere delle percentuali di gravidanza e nascite, in donne affette da infertilità per endometriosi ma anche per altre cause, molto vicina ai valori delle persone sane.

La FIVET sembra essere, infatti, un’alternativa efficace al reintervento in caso di insuccesso iniziale e soprattutto negli stadi avanzati III-IV dove sembra esserci un numero minore di ovociti e quindi minore possibilità di successo per le vie naturali.(Oehringher et al.) Sarebbe opportuno consigliare alle donne con endometriosi lieve e moderata di ricorrere direttamente alla FIVET a meno di condizioni particolarmente complicate. Ovviamente le percentuali di successo sono sempre da correlare all’età della paziente per questo più sono giovani più alte sono le possibilità di successo.

Tutte queste tecniche possono portare a risultati migliori se prima dell’esecuzione della tecnica si utilizzano gli analoghi del GnRH (farmaci che mettono a riposo le ovaie).   Questo perché gli analoghi ci consentono di mettere a riposo annessi ed endometrio; bloccano le mestruazioni e quindi anche il flusso mestruale retrogrado attraverso le tube fino alla cavità addominale. Così facendo si bloccano tutti quei meccanismi di risposta infiammatoria ed avremo un endometrio pronto ad accogliere in maniera idonea l’impianto dell’embrione, processo che consentirà l’insorgere di una gravidanza prima e con maggiori probabilità che per le semplici vie naturali.

Con il loro utilizzo si riesce a prevenire l’eventuale recidiva della malattia ed evitare che la paziente possa avere troppi cicli mestruali che potrebbero nuovamente alterare l’endometrio, le ovaie, la motilità tubarica. Bisogna inoltre ricordare che il passaggio del materiale infiammatorio endometriale attraverso le tube può alterarne in maniera irreparabile la loro funzionalità quindi può succedere che pur essendo pervie le tube, la motilità delle ciglia vibratili al loro interno risulta alterata o addirittura bloccata diminuendo la possibilità di una fecondazione dell’ovocita o addirittura aumentando il rischio di una gravidanza tubarica che necessiterebbe poi di un trattamento chirurgico d’urgenza.

L’ICSI è una tecnica più recente della FIVET e consente di ottenere quasi certamente la fecondazione dell’ovocita. Pertanto nell’endometriosi, dove può essere alterato proprio questo meccanismo, la ICSI sembra particolarmente indicata. Per concludere, si sente spesso dire che nell’endometriosi non bisognerebbe fare stimolazioni perché questi farmaci possono peggiorare la malattia. In via teorica c’è una parte di verità in questa affermazione ma bisogna valutare da caso a caso. Inoltre se l’obiettivo è quello d ottenere una gravidanza bisogna decidere tra l’unico mezzo di ottenerla e un ipotetico effetto sfavorevole di alcuni farmaci sull’endometriosi.

Il messaggio conclusivo è che l’endometriosi costituisce una malattia capricciosa ma che può essere controllata. L’infertilità legata all’endometriosi può essere superata specialmente con le tecniche più avanzate come quelle della fecondazione assistita usata nei modi più appropriati.

martedì 11 marzo 2008


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